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QUINTA
e li ebbero tali da potersi mandare ai posteri
come un’ imagine della loro grandezza, e una
prova del loro accorgimento nello scegliere gli
artisti. S’ io verrò enumerando quel molto che
sfuggi al suddetto scrittore, non mi sia apposto -
a malo animo; io son devoto alla memoria
di lui, che primo fra tutti insegnò come Genova -
abbia tal copia di bellezze da ingrossarne
un volume, e imporre silenzio alla noncuranza
straniera. Ma s’io ho detto in principio che la
sua Guida non facea che segnar le tracce a un
lavoro perfetto, chi vorrà incolparmi quando mi
studio di addurne le prove, e indicar le cagioni
de’ suoi difetti perchè altri ne prenda stimolo a
supplire con miglior penna?.
L’ordine della descrizione mi costringe per
altro ad accennar sulle prime alcune opere moderne, -
posteriori a quel libro, e di grand’ onore
ai Marchesi che possedono attualmente il palazzo. -
Sul tramonto dello scorso secolo, volendo
abbellirne il prospetto, ne affidarono il ristoro
ad un Barabino, mediocre architetto o Capo
d’opera come allora nomavansi costoro, e padre -
dell’ esimio Carlo, uno de’ rinnovatori dell’arte -
nostra. Egli, incapace ad opere di gusto
squisito o di genio fecondo, si condusse almeno
con quella modestia ch’ è straniera al volgo degli -
artefici, disegnandovi tante finestre, che la