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tenebre avvolgon la storia dell'arte, e quegli artisti
che ci son noti in epoche posteriori son tutti stranieri, -
ed invitati dal pubblico o da privati signori.
Da Marino Boccanegra conviene scender di volo ad
Anastasio Siciliano, trattenuto da' PP. del Comune a'
restauri ed ai miglioramenti del Molo, del Porto e
della Darsina. Gli storici ne fanno memoria sotto l’anno
1509; ma ad altro luogo ci sarà facile il dimostrare,
che il Siciliano fu in Genova e vi operò fin dal 1470.
Non è facile egualmente lo stabilire, per quali esempi -
tornasse la nostra architettura dallo stile teutonico
alle severe forme latine. Certo è che il passaggio su
rapidissimo, e vuole stabilirsi circa la metà del secolo
xy; l’ arca delle ceneri del Battista lavorata a cesello
nel 1458, e il cenotafio del card. Giorgio Fieschi
scolpito in marmo nel 1461 sono i tipi men lontani
fra loro dell’uno e dell' altro stile. E savio il congetturare -
che una mutazione cosi subitanea fosse cagionata -
dall' arrivo in Genova d'architetti forestieri
tanto più che da estere città veggiamo chiamati coloro -
che dopo il rinnovamento operaron fra noi. Giuliano -
Della Rovere, che fu poi Giulio II al soglio pontificio, -
tenne in Savona a’ suoi servigi il celebre Giuliano -
da San Gallo, e nel 1551 per i restauri della
cappella del Battista si ricorse al milanese Gio. Giacomo -
Della Porta.
Ma la patria architettura avea appena prodotti i
saggi di questo semplieissimo gusto, che sopravvenne
il michelangiolesco. Primi a darne l’esempio furono
i due fiorentini, Pietro Buonaccorsi e Giovann’Angiolo
Montorsoli, l'uno pittore, scultore l' altro, ed ambi¬