LXXVIII
in due giovani ardenti di gloria, e uniti in nobil gara
di raggiungere i sani principii, Nicolò Traverso e Francesco -
Ravaschio. La munificenza del march. L. Cambiaso -
indirizzò questa degna coppia a Roma, che già
si destava dal lungo letargo agli esempi del gran Canova, -
del Mengs e d’altri dotti. I due giovani non
solo profittarono alla loro scuola, ma ne ottennero
l’amicizia, c a tutt’ uomo ne seguiron le massime. Con
quanto ardore si dedicassero a ritrar dall’ antico, lo
attestano gl'innumerevoli modelli eseguiti sovra ogni
statua romana o greca; dal quale esercizio guadagnarono -
un modo spedito, gentile, ammirabile d’usar la
plastica, che fa preziose le lor cose più tenui. Richiamati -
in patria dopo l’incendio di Palazzo, lavorarono -
uniti le figure sul nuovo prospetto, e nella
maggior sala; e in altre occasioni si diviser l’ opera
da buoni amici, e costanti ambidue in uno stile; talchè -
sovente non si distingue l’una mano dall’ altra,
se pure il Traverso non prevale di franchezza e di
grazia. Egli si ridusse a Milano, quando scoppiò fra
noi la rivoluzione francese ; ma cessato il turbine fece
ritorno in patria, e fino al 1825, che fu l’ anno della
sua morte, giovò la patria colle opere, l’ Accademia
co’precetti di grande artista, e con fatti d’uomo generoso. -
Di questo a suo tempo. Francesco Ravaschio
lo precedette d’un triennio alla tomba, da molto tempo
fatto cieco ed inabile all’ arte.
Il nome di questi riformatori sarà sempre nella storia -
della genovese scultura un’ epoca memorabile e
grande. Ha sua parte di merito in questa mutazione
Andrea Casaregi, il quale educato, com’ essi, a fonte