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propagò in Gio. Batta Santacroce figlio al Matteo, fra
i cinque primogenito ; e possiam dir che cessasse con
due genovesi istrutti da lui. Sono questi un Gerolamo -
Delcanto, e Stefano Costa, morto l’uno per vizi
e bagordi in giovine età, l’altro nella pestilenza del
1657. — Il secondo maestro di scultori in legno fu
Domenico Bissoni detto dalla patria il Veneziano,’che
venuto a Genova per domestici affari, vi trovò tal favore -
e tante richieste che decise di prendervi stanza,
e vi mori nel 1659. Più che in grandi opere ebbe
credito ne’ piccoli crocifissi, che tuttora s’ additano
con nobil vanto ne’ gabinetti de’ privati. In isculture
più vaste si segnalò un figlio per nome Giambattista
che gli nacque in Genova, e vi operò lungamente,
ritenendo l’appellativo del padre. Studiò con lui nellá
scuola di Domenico un Marcantonio Poggio, di cui
non rimane lavoro certo; e da lui fu ammaestrato
Pietro Andrea Torre, il quale ebbe vanto d’incamminare -
all' arte il Maragliano, che seguendo l’ ordine
de’ tempi abbiam posto in fronte al presente articolo.
Nato costui nel 1664 di poverissima famiglia, s’acconciò -
prima per fattorino presso un mediocre scultore, -
poscia per allievo col Torre, dal quale non tardò
molto a congedarsi per aprire stanza, e ricevere commissioni. -
Gli arrise la sorte, poichè la gara insorta
a’ suoi tempi tra le compagnie de’ disciplinanti a chi
meglio sfoggiasse in crocifissi e macchine di scultura,
gli fece affluire allo studio tante richieste quante si
direbbero bastanti alla vita d’ un uomo. Da queste
opere gli venne quel favor popolare che non è spento
a' giorni nostri, tuttochè molte di esse perissero, o
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