Full text : Guida artistica per la città di genova (1)

LXXIV
e  di  robusto  che  pur  diletta  ne'  lavori  di  Filippo,
e  i  caratteri  della  scuola  propendono  al  minuto  ed
all'esile,  secondochè  l’  epoca  si  fa  più  recente.  Si  rammentano -
  appena  Francesco  Biggi  e  Domenico  Garibaldo, -
  mediocri  allievi,  e  quasi  sempre  aiuti  del  maggior -
  Parodi.  —  A  tutti  costoro  prevalse  Angiolo  De¬Rossi, -
  ma  non  fu  prima  addestrato  nell’  arte  che  passò
a  Roma,  e  quivi  mori  nel  1715  in  età  virile.  Gli  fu
data  la  maggior  lode  che  dar  si  possa  ad  artista  vissuto -
  in  epoca  si  scorretta;  di  studioso  cioè  del  vero
d’esatto  nelle  parti,  di  leggiadro  nel  comporre.  Il
maggior  suo  pregio  sono  i  mezzirilievi,  nè  forse  il
Vaticano  ha  un  migliore  di  quello  ch’  egli  scolpi  sul
monumento  d’Alessandro  VIII,  lodato  a  cielo  dal  Titti
nella  sua  guida  di  Roma.
Il  nome  d’Anton  Maria  Maragliano,  che  dal  tramonto -
  del  XVII  secolo  fin  presso  alla  metà  del  successivo -
  tenne  senza  rivali  il  campo  della  scultura  in
legno,  m’  invita  ad  ordir  da’  suoi  principii  un  cenno
rapidissimo  su  quelli  che  in  Genova  coltivarono  quest’ -
  altra  meccanica.  Convien  cercarne  i  promotori  in
strania  gente.  Nel  xvi  secolo  il  conte  Filippo  Doria
passando  pel  contado  d’Urbino,  vide  un  pastorello  di
nome  Filippo  Santacroce,  che  stava  intagliando  per
diporto  sul  legno  certe  figurine  con  garbo.  Seco  il  condusse -
  a  Roma,  e  messolo  a  studio,  il  riebbe  poscia
a  Genova  scultore  di  bel  magistero,  e  gli  procurò
commissioni.  Nacquero  del  Santacroce  einque  figli,
che  tutti  si  diedero  all’  arte  paterna,  e  furono  richiesti
agl’intagli  del  soffitto  nella  gran  Sala  di  Palazzo,  a'
quali  furon  poscia  sostituiti  gli  affreschi.  La  scuola  si
            
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