LXX
grandioso, come ci diranno le opere della sua giovinezza, -
poichè avanzando in età, soverchiamente condiscese -
alla pratica; e fini manierista. Nella lunga età
che visse nella pâtria nostra (dal 1560 al 1615) ebbe
occasioni innúmerevoli, e potè dispensar lavori à' suoi
congiunti e connaziónali che correan quivi, o meglio
vi si affollavano. Con lui vi s' era stabilito un suo fratello -
per nome Giuseppe, anch' egli scultore, ma di
minor conto epadre di due scultori, Bernardo e
Tommaso, de quali il primo studiò una semplicità ed
un gusto, direi superiori al comun vezzo che già inchinava -
alla pratica ; ambidue chíamati poscia a corti
estere, Bernardo a quella di Vienna, Tommaso a
quella di Toriño Altri lombardi uscirono dalla scuola
di Taddeo ; niun genovese. Si nominan per istatue
che ci restarono in numero scarso, un Leonardo Ferrandina, -
un Martino Rezi, un Daniello Casellà, e
Domenico Scortičone, che secondo l’uso de' tempi
collivò anche l'architettonica, ed ebbe nome di valente. -
— E più altri, venuti da quelle bande, istrutti
da' discendenti di Taddeo, o a lor consimili nello stile
vogliono accennarsi in questo luogo, quali sono un
allievo del Casella; di nome ignoto, G. B. Bianco
esperto in getti di bronzoe figlio al Bartolomeo architetto -
egregio, e finalmente Tommaso Orsolino; che
nato in Genóva di padre lombardo, potrebbe inserirsi
nel breve numero de' nostri se la scultura avesse ragione -
a superbire di lui.
Nondimeno le scarse commissioni ch’ ebbero questi
discendenti dello straniero caposcuola, e più le opere
che ne son rimase, ci dicon chiaro che il magistero