LXVI
lavorati- in maiolica con tanto gusto di Luca Della
Robbia, da parer frutto della sua scuola. L’uso di
questa materia non era ignoto fra noi, anzi mantenuto -
ab antico nell' occidentale riviera per lavori di
minor prezzo, e l'esempio di quel toscano potè certo
invogliare i nostri artisti a un tal genere di scolpire
più facile, e men dispendioso.
Fin qui, come vedemmo, la storia-della nostra
scultura s' appoggia all' esame de' monumenti, anzichè -
di scuole o d'autori, nè le ë dato distinguere
tra i frutti che illustran la patria ,. quali debban credersi -
lavoro di genovési, quale di stranieri ; giacchè
ugualmenté è incredibile che sien tutti opera o di
questi o di quelli. Col finire del xv secolo hánno principio -
le notizie certe. Intorno al 1490. fu chiamato
da Lucca Matteo Civitali. a"scolpire per la cappella
del Battista le sei statue, che siccome son prime in
Genova per epoca non incerta , cosi primeggiano sovra -
ogni altra per. merito artistico. Lavorò pel luogo -
stesso due statue Andrea Contucci da Montesánsovino, -
ma secondo jo credò; posteriormente ; e l'esempio -
di questi due toscani pôté giovare al miglioramento -
che trapela nelle sculture di quella étà, benchè -
s' abbia per certo che niun di loro si fermasse
in Genova più di quel tempó che abbisognava all' opera, -
anzi non sia certo che il Sansovino vi si recasse.
E falso che Donatello lavorasse in Genova o per
Genova, come spacciarono alcuni, mal leggendo uno
scritto sovrápposto a certi bassirilievi in santo Stefano. -
I nomi degli artefici: sono, Donato e Benedetto
Benci , non ignoti nell’ inferiore Toscana; e la data.