Loin
cose lavorò in Genoya fin quasi alla morte che lo colse
nel 1812; apprezzato per certa novità di pennello
per la diligenza ne’ più minuti oggetti, peruna cognizione, -
d'ottica, nel qual grado e ammirabile. Ne
scrisse la biografia una sua figlia che vive tuttora
lodata pittrice di storie.
Per lungo tempo la prospettiva non ebbe cultori
tra' genovesi. Da Pierino al maggior Carlone furono
in voga i raffaelleschi a decorazione degli affreschi,
cioè fino all'epoca nella quale artisti forestieri (e specialmente -
i bolognesi).recarono quel gusto di addattare -
la prospettiva ad ufficio d'ornato, nel. quale furon -
capi, e quasi creatori il Mitelli e il Colonna.
Eglino stessi furono in Genova e lasciaronvi saggio de'
lor pennelli; succedettero nelle richieste Paolo Brozzi, -
Andrea Sighizzi, i due fratelli Arrigo ed Antonio
Haffner, e Tommaso Aldrovandini, tutti nati ed educati -
in quella città. Coi precetti e cogli esempi del
minor Haffner acquistaron lode di buoni prospêttici
due genovesi, G. B. Revello e Francesco Costa ; e
parecchi altri di minor nota ché portarono l’impronta
di quello stile infino al declinare dello scorso secolo,
come sono, un Andrea Leoncini e un Nicola Rossi.-Ma -
è tempo di tornare alla maggior pittura, e delineare -
in iscorcio le condizioni dell' arte da' primordii -
del settecento fino alle prime decadi dell' attual
secolo.
Tre pittori gareggiavano intorno al 1700 per ottenère -
il lavoro degli affreschi nella gran Sala del minor
consiglio, cioè Dom. Parodi , G. B. Gaulli e Dom.
Piola; e tutti restaron delusi, essendosi chiamato da