XLIII
s' invogliò d'altri esempi. I pochi quadri ch' egli esegui -
nella sua corta età sono altrettanti sforzi per raggiungere -
un bello, ch' ei protestava di sentire in se
stesso. El cercava ne’ dipinti d’Andrea, d'Annibale -
Caracci, e sovrattutti del Parmigianino, volendo
quasi alla seyerità de' primi sposár le grazie di quest' -
altro. Il bel talento gli procacciò molti invidiosi,
i quali lo accusavano di plagio disonesto e servile ;
ma l'equa posterità ha cancellato la nota maligna. Ed
egli stesso avrebbe confuso que’ latrati, se l’ invidia
non aguzzava il pugnale che lo spense nel 1640, sul
verde della gioventù e delle speranze.
Tutto parve cospirare alla innovazione d’ un gusto
nella scuola genovese. Poco innanzi al contagio del
1656, non sol viveano i campioni del primo stile, ma
andavano apparecchiando discepoli capaci di mantenerlo
in onore. Viveano il Fiasella, il Borzone, l'Ansaldo,
tutti naturalisti per massima, e capi di fiorente seuola.
Studiavain quella del primo Luca Saltarello, che in
età giovine mori per soverchio studio, ed erano allievi
già applauditi Gio. Paolo Oderiço e Francesco Merani, -
ma furon vittime del flagello. La stessa sorte ebbero -
due giovani, i quali cresceano onore allo studio
del Borzone, cioè G. B. Monti e Silvestro Chiesa ; e
con tutta la sua famiglia fu côlto dalla moria Orazio
Defferrari scolaro e genero dell’ Ansaldo, pittor gentile -
, di maschio carattere sul far del maestro, e già
venuto per molte opere in fama d’eccellente. Gioachino -
Assereto, talento superbo quanto svegliato e
pronto a gran cose, erudito nella scuola medesima,
era morto fin dal 1649, e circa questo tempo man¬