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Caniò Quinto su l'Hermo in greci versi
Le Trojane battaglie al greco stuolo.
Quinci dopo mill' anni in sul Metauro
A l'italiche genti in tosche note
Colui lo fece udir, che sparsa a pena
De primi fior la giovinetta guancia
Osò cantar con le marine Muse
Come industre Nocchier quel legno formi,
Che de guidar per non segnate vie.
Un Proemio del Traduttore, ove si narra con le parole
già da me riferite nel secondo libro quanto rapidamente
eseguisse egli questo volgarizzamento, sta legato in una
raccolta di Componimenti miscellanei nella stessa Biblioteca.
Sperava certamente da questo suo lavoro ottener fama;
onde ne suoi Epigrammi MSS. cantò:
Quinto te dico un Sol ; ma lunga notte
Coperse i rai de la tua bella luce
Finchè colui, che il vero al di conduce,
Trasse anco te da le cimerie grotte.
Splendevi tu, ma solo a l'Oriente:
Tal ascondeva te dentro al suo Cielo
Di chiara lingua nubiloso velo
A doiti abitator de l'Occidente.
Parvemi invidia; onde vestito ardire,
A lItalia t apersi , a cui diletta
L'udir contro Illion l'alta vendetta,
E degli antichi Eroi l'imprese, e l'ire.
Seguisti Omero, e fu ragion, se il nido
Comune avesti, e l'eloquenza, e l'arte:
Vivran, spero, vivran tue dotte carte
E vivrà il nome mio dentro al tuo grido.
Ma per colpa degli Stampatori di Venezia e di Pavia, come -
già dimostrai, non apparve alla luce. Pare certamente
che la fortuna congiurasse sempre a'danni del Poema di
Quinto Smirneo chiamato Calabro, perchè dopo essere stato ¬
lunga età ignoto, e ritrovato finalmente nel Monistero
di San Niccolò di Casoli in Puglia, rinnovaronsi le disgrazie ¬
dell'originale nelle versioni toscane, la prima delle quali ¬
è del Baldi, e l'altra dell'Abate Anton Maria Salvini,
ambedue non mai stampate.