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non sprezzassero parti si belle, e vicine, com è la Toscana,
massime potendo servir loro di scala nel passaggio, e negotii
di Spagna. Oltre che l'esser stati gli Antichi Etruschi grandi
osservatori di riti sacri, e d' augurii, bisogna che venissero da
persone che ci avessero dato opera. Ma i nomi delle Città, e
degli huomini s interpretano di maniera con la lingua siriaca,
& hebrea, che ne vien levato ogni aubbio. Anzi la parola Tusca -
usata da Giobbe denota virtù, valore, sostanza, & Arno
vol dire Signore. Oltre che in quelli paesi è il fiume Arnone,
di cui fanno mentione i libri sacri. Harei potuto nell' operetta
allargarmi più intorno a tal fatto, ma l'hanno stampata senza
farmi motto 1613. Vi sarebbe molto che dire su tutto questo, ¬
ma non mi convien uscire dai termini. Soggiugnerò
solo esser degno di scusa il Baldi se errò, perchè al presente ¬
che l'Alfabeto è scoperto, e abbiamo tanti altri sussidi,
rimangono tuttavia oscure quelle Tavole. Il Bourguet scopritor -
dell' Alfabeto volle azzardarsi a dar una interpretazione, ¬
che parve bella al prelodato Signor Annibale degli Abati -
Olivieri Giordani, onde la tradusse dal francese, e la ripubblicò ¬
colle stampe; ma questo valoroso Letterato confessò ¬
poi virtuosamente, che anche questa era falsa, e disse
che altro è assicurar l'alfabeto, altro intender la lingua
(loc. cit. pag. 5.) Cosi il dottissimo Passeri nelle sue Lettere
Roncagliesi, pubblicate nella Raccolta Callogeriana, e ne
Paralipomeni attesta, che ben si possono ora le Tavole
Eugubine legger tutte, ma non già tutte intendere. Accusar
si potrebbe il Baldi come poco avveduto per aver in questo
libro fatto uso delle cose, che sotto nome di Beroso, e di
Catone furono date fuori da Annio da Viterbo. Ma in questa -
parte è forse più scusabile di tanti altri antichi, perchè
usando di una moderata critica credette che tali cose non
fossero già di Beroso, e di Catone, ma lavori di altra penna ¬
certamente più antica di Annio. In proposito di cose
Etrusche avvertir si deve ad un altra sciocchezza dello Scoockio, -
il quale riputò il Baldi autore dell' Opera del notissimo -
impostore Curzio Inghirami (de fabula Hamelensi
cart. 67. ) Il Bayle a dover gli risponde, che l' Opera dell'
Inghirami non venne in luce che nel 1637. venti anni dopo -
la morte del Baldi (Bibl. Crit. Tom. 1. pag. 430. ), e si
può aggiugnere che l'Inghirami citò lo stesso Baldi, e mise ¬
in controversia l’età assegnata da esso alle Tavole Eugubine ¬
(Inghirami Discors. sopra l'opposit. fatta alle Antich.