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una lettera sua originale ſcritta da Guaſtalla a
Veſpaſiano Gonzaga Duca di Sabbioneta il giorno ¬
29. d'Ottobre del 1587. ove disse: Quando
mi ricordo della poco giuditiosa risposta, che io
le diedi nel fatto della campana, mi faccio rosso
e mi soviene di quel detto di Giove a Pallade in
Homero, immaginandomi che l'E. V. lo dica a me
cioè : qual parola i' è scappata dal giro de' denti:
Tal ingenua sua candidezza e ſoavità di coſtume
congiunta a tanto valore da tutt' altri conosciuto,
e da lui solo umilmente dissimulato, non poteva
non renderlo a tutti accetto oltre misura: e se l
uguaglianza degli ſtudj quella si è d’ordinario
che rende gli uomini amici, ognuno scorge che
niuno più del Baldi aver ne poteva, come colui
che ad ogni sorta di studio fu dedito; mentre
abbiamo veduto, e vedremo anche più distintamente ¬
a suo luogo, aver egli coltivato la Teologia, ¬
la Canonica, la Storia, la Filosofia, la Matematica, ¬
l'Oratoria, la Poetica, e le Lingue
delle quali, al dire del Ghilini, e di altri, ne seppe
dodici, che il Crescimbeni estende a sedici, le
quali furono l' ebraica, la caldea, l'etrusca, la
greca, la latina, l'araba, la persiana, la schiavona, -
la turca, la tedesca, l'unghera, la spagnuola, -
la francese, la provenzale antica, la siciliana -
antica altresi, e la toscana : in tre delle
quali, cioè nell ebraica, nella caldea, e nell
araba ebbe ben pochi pari, ed in ciascuna di esse -
lasciò qualche parto del suo felicissimo ingegno -
(a)
(a) Coment. intorno la Stor. della Volg. Poes. Vol. 2. P. 2. pag. 268.