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a que' giorni fu egli riputato l'unico, che conseguito ¬
aveſse la cognizione della lingua etruſca;
onde l'Eritreo scrisse: Pristinam Hetruscam assecutus
est linguam, cujus tot ante soeculis extincta, tamquamex -
rogo vix tenuis aliquis fumus in antiquissimis
illis œneis tabulis emergit, quæe a S. P. Q. Eugubino ¬
servantur (a). Il perchè l'anno appresso fu
consultato intorno ad un Asse etrusco, ch’ egli
spiegò, ma sempre con protesta di farla da indovino ¬
piucchè da interprete, siccome dichiarato
si era parlando eziandio della suddetta Tavola.
Infaticabile ch' egli era mise assieme tutti i
suoi Epigrammi Toſcani; e nel 1615. scrisse la
Vita di Guidobaldo da Montefeltro Duca d’Urbino. ¬
Molte altre coſe egli avea già scritto, meditando ¬
di andarle ripulendo a poco poco, le
quali se avessero potuto godere l'onor della stampa, ¬
aſſai più fama guadagnato gli avrebbero.
Ne deve recar maraviglia che tanto egli scrivesse, ¬
ogniqualvolta sappiasi l'uso grandissimo, che
faceva del tempo. Narra lo Scarloncino, che fin
quando sedevasi a mensa, era solito di leggere e
mangiare ad un tempo, cosicchè in tal atto ebbe ¬
per ben tre volte a scorrere da capo a piedi
l'opera di S. Agostino de Civitate Dei; e soggiugne -
che finito il desinare soleva per ricreazione ¬
leggere Euclide tradotto in arabo, o qualche
libro tedesco, o francese: In studiis sic assiduus
fuit, ut sœepe & legeret & comederet. S. Augustini
libros de Civitate Dei ter inter prandium evolvit -
. . . . a prandio Euclidem arabice editum, vel
(a) Pinacotheca I.