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Opera, secondo si vanno stampando lentamente,
a fine possa notare gli errori, & altro che occorresse.
Le confesso ingenuamente che allettato dalla novità, -
non passa pagina che io non legga diligentemente, -
e ne imparo infinite cose buone, alle
quali senza questo non haverei pur pensato mai.
Et credami, che l'istesso vien confermato, & confessato -
da persone più sapute di me, alle quali occorre -
di comunicare l'opera. Dicami quello si fa
in Roma del suo Herone, e con offerirmele le prego -
ogni maggior contento. D' Augusta a' 20. di
Luglio 1612.
Affezionatissimo Servo
Marco Velsero.
Da questa lettera impariamo che il libro della ¬
maniera di lanciar dardi di Erone, ch egli avea ¬
quest anno stesso trodotto dal greco, e ornato ¬
di figure e di annotazioni, come apparisce
dall' originale conservato nella Biblioteca Albani, ¬
era ſtato dall Autore mandato a Roma, acciò
ſtampato gli fosse: ma non trovò in quella Città
chi si prendesse quella cura delle sue fatiche, onde ¬
altrove si onoravano, e specialmente in Augusta, ¬
dove quattro anni dopo anche questa nuova ¬
Opera fu pubblicata.
Intanto volendo il Duca di Urbino mandare
un Ambasciadore a Venezia, che si congratulasse ¬
a suo nome col nuovo Doge Marc’ Antonio
Memmo, traſcelse il Baldi a tal uopo. Giunse egli ¬
a Venezia il giorno 10. di Settembre, ove fu
visitato dal Nunzio del Papa, dagli Ambasciadori ¬
dell'Imperadore, dei Re di Spagna, e di Franh -
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