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perché primieramente Marco Velsero Nobile d'
Auguſta, che ſenza averlo nè veduto, nè trattato -
mai grandemente lo amava, invitollo a mandargli ¬
il Libro scritto intorno gli Scamilli, ch’ ei
già gli avea promesso, ed ottenutolo tosto lo
diede alle stampe. Il Baldi mosso da gratitudine,
pensò allora di dedicargli altra sua fatica, per
aver mezzo di far palese al pubblico quali fossero
i sentimenti dell' animo suo verso un cosi benefico ¬
Signore; onde avendo già scritto una eruditissima ¬
opera, dove ſpiegava il significato delle altre ¬
astruse parole, che nell' Architettura di Vitruvio ¬
s' incontrano, non ad altro fine che di ammaestrarne ¬
Francesco Bartolini Dottor di Leggi
suo concittadino, il quale nell' età sua giovanile ¬
molto de' matematici studj si dilettava, accompagnatala ¬
con lettera elegante al Velsero data ¬
il giorno 27. di Aprile gliela diresse, cosi rammentando ¬
la gentilezza del dotto Amico: Tu enim
nulla me tibi necessitudine conjunctum, imo ignotum
prorsus & invisum, non modo in amicitiam & familiaritatem ¬
tuam recepisti, sed proeter spem ullam, -
& expectationem meam suavissimis litteris tuis.
ingenii, doctrinæ, bonitatis illustribus notis refertissimis -
ad te amandum & colendum provocasti.
Piacque anche questa al Velsero, che tosto sotto
il torchio la pose, assicurando con sue lettere il
Baldi del grand'incontro che avuto avrebbe. Una
di queste trascritta di mano del nostro Abate sopra
una copia del libro stampato conservata nella Biblioteca ¬
Albani piacemi di qui trascrivere, giacchè ¬
non si trova nelle opere del Velsero:
Continuo di mandar a V. S. i fogli della sua