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nuto di buono di non haver questa dignità nel Regno -
di Napoli, o nell' Abruzzo, e fra gente maligna, -
ma hora comincio ad accorgermi esser vero il
proverbio, che tutto il mondo è paese. Intendo per
ribalzo che l'E. V. ha sentito dispiacere di quanto
è passato, e passa, che ne resto con obligo, e ciò
tanto maggiormente, quanto ella ha pensato di valersi -
a mio favore del mezzo dell' Agente, o Ambasciatore -
in Roma del Serenissimo di Mantova. Starò -
aspettandone buon effetto, essendo frattanto accomodato -
con l'animo a tutto ciò che mi verrà
mandato per li miei peccati da Dio, consolandomi
nondimeno il sapere di non haver fatto cosa in
quella attione, e nell' altre che mi rimorda la coscienza -
d' iniquitd, ed ingiustitia. E so che bene
spesso il far il debito suo porta di questi incontri :
che se ciò non fosse, non havrebbe detto Christo:
qui persecutiònem patiuntur propter justitiam, beati.
Il tempo trasforma in molti modi le cose, e mi
dispiacerebbe che mi levasse, da quella servitù che
hormai sono presso che trent anni ho fatto all' E.
V. Quanto all'andar a Roma non mi pesa molto
essendo vicino, & havendone il modo, e non è
gran fatto l'andar chiamato a chi è avezzo a girvi -
volontario. Tuttavia s'ella opererà si ch io non
habbia da pigliar questo incomodo, le ne resterò
con obligo, che sarà posto da me con gli altri che
tengo infiniti all' E. V. alla quale bacio le mani
e prego ogni contento. Di Urbino a di 16. Agosto ¬
1607.
D. E. V. IIl.
Devot.no & Obbligat.no Ser
L' Abb. di Guast.