96
e la versione dall' ebreo de Treni di Geremia in
una maniera nuova di versi, con un Volumetto
di Madrigali ſopra la Corte, mandò tali coſe agli ¬
Accademici Affidati di Pavia, traî quali egli
era detto Hileo, acciò que' dotti uomini il loro
giudizio ne proferissero (a). Quindi colla sua
traduzione di Quinto Calabro, colla Deifobe, la
Corona dell' Anno accresciuta, e la Scala Celeste
nel 1603. andoſsene a Venezia, ove lo Stampatore -
Ciotti si esibi di ſtampargli le prime due
Opere, ma non cosi le altre, adducendo la ſolita ¬
ſcuſa degli Stampatori, che mirano soltanto
al guadagno, cioè che essendo libri ſpirituali
non avrebbero avuto ſpaccio. Prova di tutto ciò
l'abbiamo nelle parole d'una lettera ſcritta da
Venezia dal nostro Abate a Don Ferrante il
giorno 21. di Maggio. Il Ciottil Stampatore, iin
questa Città molio famoso stamperà senza mio dispendio -
il Quinto Calabro, e la Derfobe: La Corona -
dell' Anno, e la Scala Celeste non ha tempo
di stampare, e non si risolve volentieri per esser,
com egli dice, cose spirituali, e perciò pericolose.
L'Opere maggiori latine, come sono dle Parafrasi
di Giobbe, & alcuni altri Opuscoli, non mi fido
che si stampino bene in absenza mia
Varie turbolenze e litigj moleſtavano intanto
la Chieſa Guaſtalleſe, per opporsi ai quali creduto ¬
avea Don Ferrante due anni addietro ottimo
mezzo il servirsi del P. Antonio Possevino Gesuita, ¬
cui diede il carico di scrivere, o d'andar
personalmente a Roma per trattar di rimedio a
tali
(a) Lettera premessa al Diluvio.