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nevaſi a tornar alla Patria, onde ivi godere l'
ozio dell' autunno, sopraggiunse notizia, che la
Camera Apostolica chiedeva a tutte le Chiese
in Italia alcune Decime, che a lui parvero inopportune ¬
e gravose. Ma gli convenne sottoporsi
al carico; mentre Monsig. Francesco Gonzaga
Veſcovo di Mantova il giorno 15. d’ Ottobre
scrisse a D. Ferrante d’essersi già colla Camera
composto; e siccome era mente del Papa, che
nella compositione sudetta fussero ancora uniti, e
compresi tutti li beneficii che sono nelli Stati di
qualsivoglia Signore di Casa Gonzaga, ancorchè
sotto diocesi aliene, cosi era d’uopo che l’Abate, -
ed il suo Clero concorressero, se non volevano -
che i Commissarj Pontificj, che avevan potere ¬
di farlo, procedessero contro d’essi (a). Accomodossi ¬
dunque alla necessità; e scritto intanto
il Poemetto intitolato la Deisobe, terminato il
giorno 8. di Novembre recossi a Pesaro, nelle
cui vicinanze villeggiò ben venti giorni con un
ſuo Zio. Si portò quindi a Urbino a visitare que
Principi non senza qualche suo incomodo, perchè ¬
tutti villeggiavano in luoghi disparati e lontani ¬
(b): indi fermatosi tra gli amici contrasse
intrinsichezza grande con Monsig. Giuseppe Ferrerio -
Arcivescovo Colossense, che poi successe al
Giannotti nell' Arciveſcovado d'Urbino, di cui
era suffraganeo, e in compagnia di quel buon
Prelato paſsò buona parte del 1595. nell' amata
sua Patria, dove ſcriſſe un' Opera eruditissima in
latino sopra il Firmamento, e le Acque superio(a) ¬
Lettere originali del Vescovo di Mantova.
(b) Lett. orig. del Baldi a D. Ferr. 10. Nov. 1594.