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ſcriſse un Dialogo intitolato il Tasso, ovvero deldanatura ¬
del verso volgare. Erasi però cominciato ¬
ad annojare del foggiorno di Guastalla;
perchè non vedendo le coſe della sua Chiesa
camminarè com legli avrebbe desiderato, temeva
di doverne dar conto a Dio, come sovente scrivevacal ¬
Principe, inculcandogli à non voler egli
colle incombenze che dava orà all Arciprete Baruffoni, ¬
ora ad alcuno de Canonici, distoglierli
dalla reſidenza, e dal ſervizio divino. Per questo
gli venne in animo di rinunziare l'Abazia sotto
il preteſto di sua poca salute, e de bisogni della
sua Casa; e cosi ne scrisse a D. Ferrante:
La sincera, lunga & hormai invecchiata servitu ¬
ch io tengo con l'E. V. m assicura ch ella
non sia per negarmi una gratia ch' io vengo à dimandarle, ¬
anzi tanto più volontieri sia per concederlami ¬
quanto concerne alla salute della vita mià.
6 al mantenimento, e benessere della mia Casa
Saprà dunque l'E. V. che da tre o quatro anni
in qua l'aria di Guastalla mi sè scoperta cosi
contraria, e con la sua humidità m' ha empito la
testa d' un catarro cosi grande, che se io non vi
rimedio a tempo e per condurmi alla omorte ,e
già è giunto a tal termine, che se quasi ogni mattina, -
& ogni sera io non oprassi i gargarismi, e facessi
altri rimedi opportuni, al sicuro in pochissimo tempo ¬
matterrarebbe. Volendo io dunque occorrere a
questo male prima che più invecchi e diventi irremediabile, -
desidero ch ella resta compiaciuta, che
per quanto s' aspetta alla buona gratia sua io possa -
ritirarmi a vivere nel aere ove io son nato, &
a godere la salubrità della mia patria. Aggiungesi