Volltext : Zabaglia, Niccola: Castelli, e ponti

stratum  extrahendum  erat,  prius  ergatae  stringi  caeptae  sunt,  deinde ¬
  calcati  fuerunt  vectes  itâ,  ut  Obeliscus  aliquantum  sublevatus
remanserit,  statimque  per  Fabros  Lignarios,  aliosque  ad  id  destinatos ¬
  utrinque  cuneis  fulcitus  fuit;  ipsius  namque  pes  vehiculari
strato  latior  erat;  sicque  Obeliscus  undique  firmatus,  situ  tamen
aliquantulum  altiori  ab  eo,  quo  fuerat  extractus,  cuneis  insedit,
detractoque  dicto  vehiculari  strato  aptata  fuerunt  ossa  aerea,  quae
Obeliscum  debebant  sustentare,  iis,  quibus  sua  fulcra  erant,
plumbo  contectis.  Post  haec  eâdem  die  rursus  constrictae  fuerunt
ergatae,  calcatique  vectes,  intereaque  cunei  singillatim  removebantur, ¬
  &  Obeliscus  sensim  demittebatur,  donec  ejusdem  diei
vespere  super  ossibus  quieverit;  quamvis  cum  serò  esset  accomodari ¬
  non  potuerit,  quod  sequenti  die  praestitum,  quâ  etiam  ad
perpendiculum  positus  est  modo,  qui  caeteris  omnibus  facilior  apparuit, ¬
  dum  dictus  Obeliscus  tabulatis,  ferro,  cannabisque  tunc
communitus  reperiretur;  siquidem  mihi  jam  innotuerat  ipsum
duobus  palmis  qualibet  sui  facie  decrescere,  ideo  lignum  assumpsi
longitudinis  palmorum  2,  illoque  in  medio  facierum  sub  acumine ¬
  inserto,  perpendiculum  in  medium  faciei  pedis  decidit,  ita
tamen,  ut  illum  vix  tangeret;  sicque  fuit  accomodatus.  Quia
verò  ossa  erant  inaequalia,  ideo  quasdam  ferreas  laminas  imponere ¬
  operae  pretium  fuit.  Deinde  Obelisco,  ac  polispastis  expoliandis ¬
  insudatum  est,  &  27.  ejusdem  mensis  omnia  fuerunt  detracta; ¬
  quâ  die  Dominus  Noster  solemnem  indixit  supplicationem, ¬
  ut  Crux  ex  inaurato  aere  consecraretur,  &  Obeliscus
ipse  expurgaretur,  sacroque  ritu  initiaretur;  dicta  verò  Crux
cum  suis  ornamentis  supra  Obeliscum  eminet  palmis  26,  quibus
detractis  eminet  palmis  10,  lata  verò  in  brachiis  palmis  8,  in
scapo  verò  uno  palmo  minus  tertiâ  parte.  Quo  verò  hanc  Crucem ¬
  eo,  quo  par  est,  honore  prosequerentur  Fideles,  Dominus
Noster  perpetuam  concessit  Indulgentiam  annorum  10,  totidemque ¬
  quadrag.  cuicumque,  qui  eo  pertransiens  contritus,  suaque
peccata  confessus  Dominicalem  Orationem,  Salutationemque,
Angelicam  recitaverit,  debitoque  eidem  Cruci  praestito  obsequio, ¬
  pro  Ecclesiae  felicitate,  Romanoque  Pontifice  oraverit.
Obeliscus  cum  omnibus  suis  munimentis  in  altitudinem  palmorum ¬
  150  erigitur:  computatâ  verò  plateae  altitudine  palmorum ¬
  2  4,  nec  non  intervallo,  quod  à  fulcimentis  occupatur
in  quinque  palmi  quartis,  ipsâque  Crucis  altitudine,  idem
Obeliscus  à  plateae  plano  usque  ad  dictae  Crucis  fastigium  palmis ¬
  180  4/  extollitur.
Itaque  post  unius  anni  spatium  feliciter  Divino  auxilio  hujusmodi
tam  arduo  opere  completo,  omnium  expensarum  initus  est  calculus, ¬
  patuitque  illas,  ornamentis  etiam  comprehensis,  ad  scutorum ¬
  37975  summam  ascendere,  metallo  tamen  excepto,  quod
ad  Crucem,  &  ornamenta  ejus,  nec  non  4  Leones  conficien  dos
inservivit,  cum  hoc  ad  R.  C.  A.  spectiret;  omnia  tamen  ligna, ¬
  cannaba,  ergatae,  trochleae,  polispasti,  ferra  menta,  aliaque
hujuſmodi  ſuperfuerunt.
TABULA  LI.
MEnsire  Obelisci,  ac  Stylobate.
TABULA  LII.
ANgularis  prospectus  Obelisci.
Obelisci  Constanti  ad  S.  Joannem  Lateranum  transportatio.
Maximus  eorum,  qui  Romam  ducti  fuerant,  Obeliscus  in  Circo
Maximo  cum  alio,  quem  in  Platea  ad  Populum  erectum  cernimus, ¬
  conse  pultus  remanebat  palmis  24,  in  tres  diversas  partes
confractus.  Pedis  fragmentum  palmos  aequabat  66,  medium
aliud  fragmentum  44,  tertium  de  nique  35,  una  cum  acumine
longitudinis  palmorum  15  ità,  ut  integra  hujus  Obelisci  longitudo ¬
  palmos  contineret  145,  pedis  verò  crassitudo  undequaque
spectati  pal  mos  13,  unamque  unciam  compleret,  servatâ  tamen
proportione,  cum  formam  perfecti  quadrati  non  exhiberet:  in  quadraturae ¬
  fastigio,  ubi  incipit  acumen,  latitudini  pal.  8,  unciarumque

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tidue  mila  novecento  trent'  otto  libbre,  ed  a  fare  cinquecento  dodici ¬
  carrettate,  e  palmi  ventitre,  giacchè  ogni  trenta  palmi  fanno ¬
  una  carrettata.  Per  essere  un  luogo,  dove  sorgeva  l’acqua,
convenne  impiegar  trecent’  uomini  di  continuo,  giorno,  e  notte,
per  cavarla,  ed  altri  duecento  per  cavar  la  terra.  Nè  minor  fatica
si  richieſe  per  traſportarla,  atteſa  l'anguſtia,  e  le  ſvolte  delle  strade,
ed  il  dover  caminar  quasi  sempre  all'  erta  per  lo  spazio  di  canne
mille  cinquanta  due  ,  che  fanno  più  d’un  miglio,  e  mezzo.  Il  fondamento -
  fu  fatto  palmi  40.  si  nella  larghezza,  ſi  nella  lunghezza,
ma  nella  profondità  era  palmi  42.  Sopra  esso  fu  fabbricato  il  piedestallo ¬
  di  travertino,  alto  dal  suo  nascimento  fino  sotto  la  Guglia
palmi  trent’  otto,  e  largo  palmi  sedici  ,  e  mezzo  ,  e  nel  dirizzarla
si  tenne  il  medesimo  modo,  e  si  osservò  il  medesimo  ordine,  che
si  fece  a  dirizzar  quella  della  Piazza  di  S.  Pietro,  eccetto,  che  fu
neceſſario  fare  il  Castello  più  alto  di  quell'  altro  palmi  quaranta,
e  più  lungo  palmi  dodici,  perchè  dirizzato,  che  fu  il  primo  pezzo
quasi  al  paro  delle  due  prime  colonne  del  Castello,  che  guardavano -
  verso  la  Chiesa,  reſtava  tanto  di  Castello  voto  di  dietro  dal
primo  pezzo,  quanto  era  grosso  il  secondo,  e  questo  faceva  di  bisogno ¬
  ,  perchè,  dov’  era  piantato  già  il  primo  pezzo,  non  vi  si  poteva
tirare  sopra  il  secondo,  che  era  di  carrettate  cento  cinquanta  a
piombo,  essendo  impedito  il  luogo  dal  primo,  ed  il  terzo  di  carrettate ¬
  novanta  ſopra  il  ſecondo,  ſe  il  Caſtello  non  foſſe  ſtato  tanto ¬
  lungo,  che  li  sopranominati  pezzi  si  fossero  potuti  tirar  in  alto
da  una  banda.  E  quando  ciascuno  di  essi  fu  tirato  a  piombo  con
Argani  ,  e  Taglie  fino  all’  altezza,  dove  avea  da  essere  sopraposto
all'  altro,  furono  messe  due  incavallature  di  grandissimi  travi  a  traverso ¬
  nella  larghezza  del  Castello,  fermate  alle  sue  colonne
con  puntelli  sotto:  perchè  bisognava  sostenerli  in  aria  alquanto,
per  levare  tutte  le  Taglie,  e  disvestire  tutti  li  canapi,  e  tornare
ad  attaccarle  più  là  sopra  il  pezzo  inferiore,  per  potere  condurli
al  luogo  loro  a  poco  a  poco;  ed  acciocchè  nel  sollevar  detti  pezzi
dall'  incavallature  suddette,  non  scorressero  con  troppa  violenza
verso  il  centro,  s’  era  armata  una  Taglia  per  fianco  attaccata  a  ciaschedun ¬
  pezzo,  che  rispondeva  ad  un  Argano,  la  quale,  mentre
si  sollevavano,  s'  andava  allentando  di  mano  in  mano,  sino  che
ciascun  pezzo  pervenne  al  diritto  del  centro  del  pezzo  inferiore.
Ma  perchè  essi  tre  pezzi  erano  piramidati,  recavano  con  esso  loro
non  poca  difficoltà  per  fare  le  legature,  che  stessero  ferme,  per
poterli  alzare,  diminuendo  all'  insù,  perchè  sarebbero  sfuggite;
e  delle  ulivelle  io  non  me  ne  poteva  fidare  per  il  troppo  gran  peso:
però  giudicava  difficilissimo  il  poterle  legare,  sicchè  io  ne  restassi
sicuro,  e  mi  diede  occasione  di  soprapensarvi  molto:  perchè  se
mi  fossi  risoluto  ad  involgere  i  canapi  per  di  sotto  a  ciaschedun
pezzo,  non  ſi  potevano  poi  congiungere  l’uno  ſopra  l'  altro  pei
l'impedimento  loro;  e  stando  sopra  questo  pensiere,  una  notte
mi  ſovvenne  di  far  nell’  un  pezzo,  e  nell'  altro,  dove  ſi  avevano
da  congiungere  insieme,  un  incassatura  in  forma  di  croce  tagliata
cosi  nel  pezzo  di  sopra,  come  in  quello  di  sotto;  la  quale  invenzione ¬
  mi  giovò  a  due  effetti,  al  primo  perchè  diede  luogo  all'  ingombro ¬
  delle  legature,  che  quando  si  congiunsero  insieme  li  due  pezzi,
le  corde  restarono  dentro  allo  spazio  della  sudetta  incassatura,  e
si  potevano  levare  ad  ogni  piacere;  al  secondo  servi  per  collegare
insieme  un  pezzo  con  l'altro,  essendo  ordinato  quest'  incavo  a  coda ¬
  di  rondine,  cioè  larghi  in  fondo,  e  stretti  in  bocca,  e  s'  incontravano -
  insieme  quella  del  pezzo  inferiore,  con  quella  del  superiore: ¬
  e  della  medesima  ſorte  di  pietra  furono  fatti  li  ripieni  ma
schj  secondo  la  medesima  forma,  per  riempire  il  vacuo,  larhgi  da
capi,  e  ſtretti  nel  mezzo,  i  quali  inzeppavano  fino  al  centro
della  Guglia  in  tutte  quattro  le  facce,  ed  impiombati  incatenavano ¬
  il  di  sopra  con  il  di  sotto  in  modo  fortissimo,  talchè,  se  fosse
possibile  alzarla,  pigliandola  nella  ſommita,  s'  alzarebbero  tutti
tre  li  pezzi  insieme,  come  ſe  foſse  tutta  d'  un  pezzo  ſolo,  e  con  maraviglia ¬
  di  chi  la  vide  spezzata.  Assettata  che  fu  alli  10.  d'Agosto
1588,  giorno  solenne  del  Glorioso  Martire  S.  Lorenzo,  con  le  medesime ¬
  cerimonie  solenni,  che  a  quella  di  S.  Pietro,  vi  fu  consecrata ¬
  la  Croce,e  postavi  sopra  con  la  stessa  Indulgenza  concessa  da  Noſtro ¬
  Signore  a  chi  paſsando  vi  farà  riverenza,  ed  orazione;  e  furono ¬
  fatti  molti  ſegni  di  giubilo  con  sparar  mol  ti  pezzi  d'Artiglieria ¬
  nel  Monte  Celio,  e  tutti  quelli  di  Castel  S.  Angelo  ;  e  la  Croce -
  postavi  sopra  è  alta  palmi  nove,  e  mezzo  di  modo,  che  tutta
la  Guglia  dal  piano  della  Piazza  ſino  alla  ſommità  della  Croce  è
alta  palmi  dugento,  e  quattro.
L'altro
            
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