Dum haec agebantur platea circa Obeliscum complanabatur, intereaque ¬
ergatae, quae prorsus ex integro fuerunt compositae, suis fige
bantur locis, prout pariter videri poterit in typo; aptatique
subinde fuerunt omnes polispasti ductis cannaborum capitibus ad
eam ergatam, quae ipsis fuerat destinata. Atque ut ii, quibus Contignationis ¬
cura commissa erat, illicò dignoscere possent, qua
singulis gyris nimis tensae, vel nimis laxae remansissent ergatae.
earum quaslibet ordinatim suis numeris signandas curavi, uti etiam
quaslibet trochleas suis ergatis, & polispastis respondentes; & ob
id, nulla interposita mora, ab ipso Contignationis vertice nunciari ¬
poterat, quae laxandae, quae tendendae forent ergatae; quique ¬
singulis praeerant ergatis, illicò poterant respondere, & quicquid ¬
ipsis mandabatur, ordinatim, omnique confusione remota
exequi, & adimplere; Insuper, id exigente plateae angustiâ,
operae pretium fuit, tres in Sacrario figere ergatas, multisque
in locis spartarum vias diversis declinare trochleis praesenti schemate ¬
videndis. Notatis, ut diximus, ergatis, cannabisque omnibus ¬
suo loco immissis, singulae ope trium, vel quatuor equorum ¬
moveri caeptae sunt, ut vires simul, & uniri, atque inter
se convenire possent; singulae etiam ter, aut quater diligen
ter fuerunt inspectae, donec omnes aequè protensae comperirentur, ¬
atque in hoc statu relictae fuerunt die 28. Aprilis 1585.
Quoniam verò infinita penè hominum multitudo undequaque
concurrebat tam memorandum opus inspectura, omnes viae in
dictam plateam ducentes fuerunt occlusae, ut quaelibet, quae ex
tanta multitudine suboriri potuisset confusio, tolleretur, simul
que solemne promulgatum fuit edictum, ne quis destinata operi ¬
die intra repagula, Artificibus, operariisque exceptis, ingrederetur, ¬
statuta etiam capitis poena iis, qui cancellos amovere, ¬
aut rumpere tentaſsent; ii verò, qui aliquo modo Opificibus ¬
impedimento essent, quique vel loquerentur, expuerent, ¬
aut aliquem vel minimum ederent strepitum, gravibus
coercebantur poenis, sicque quidquid a me praecipiebatur ab omnibus ¬
facilè percipi, intelligique poterat. Hujusmodi autem
edicto omnes paruerunt ita, ut altissimum semper servatum fuerit ¬
silentium. Antequam verò Obeliscus modo supradicto colligaretur, ¬
aliquot dies ante globus, qui illius vertici ornamenti cau
sâ insidebat, fuit ablatus, multisque opinantibus in eo (Caesari
quippe dicatus erat Obeliscus) ejusdem Caesaris cineres includi.
summa cum diligentia rem prius exploravi, compertoque globo
integro, & absque ulla commissura efformato, nihil eidem inseri ¬
potuisse, illico innotuit. Verum quidem est multis in locis a
scloporum ictibus perforatum apparuisse, quod profectò contigit
quando Urbs capta est, & ob id aliqua etiam pulveris portio a ventis ¬
excitata scloporum foramina penetraverat. Sed ut ad propositum, ¬
unde digressi fuimus, revertamur, trigesima ejusdem
mensis Aprilis Mercurii die implorata in Templo ante diluculum
Divini Numinis Majestate, sole nondum orto, septum ingressi fuimus, ¬
dispositisque suis in locis singulis Opificibus, duo inter illorum ¬
primarios cuilibet ergatae fuerunt assignati, qui curam gererent, ¬
omnemque adhiberent diligentiam, ut juxta methodum
a me praescriptam agi posset; hujusmodi autem methodus erat,
ut vix audito tubae clangore eminentiori loco positae, omnibusque
patenti, propriam ergatam moveri curarent; contra verò audito
Campanae sonitu vertici Contignationis appensae ab incaepto motu
statim desisterent. Intra septum in uno plateae capite viginti praesto ¬
erant equi, vigintique homines eorum curae invigilantes, quo
rum ope mutari possent, qui defatigati, aut labori impares dignoscerentur. ¬
Praetereà octo, vel decem peritioribus per totam
plateam distributis Viris, qui undique circumspicerent, ne ulla
oriretur confusio, viginti alios deputavi Opifices, qui cannaba,
polispastos, & orbiculos, & quae necessaria erant, huc illuc asportarent, ¬
si quid fortè rumpi contingeret, vel alia necessitas insurgeret; ¬
& hi quidem omnes seorsim eminentiori in loco ante portam ¬
domus, in qua machinae, & instrumenta ad hoc conficiendum
opus accomodata servabantur, consistentes cuicumque nutui obtemperabant, ¬
idque optimo quidem consilio statutum est, ne scilicet, ¬
qui ergatis praeerant, aliique Opifices locum suum desere
rent: quod maximam sanè confusionem peperisset. Quoniam verò
qui ergatis trahendis destinati erant equi aliquando nec stetissent,
nec ea qua opus esset celeritate, motum suum continuassent, non
nullos ob id proposui homines, qui illos juxta praescriptum regerent, ¬
& moderarentur. Neque his contentus duodecim fabros ligione
l'Argano conforme i comandamenti de' Capimastri deputati
che non avrebbero fatto, ſe fossero ſtati ſolamente cavalli, i quali
talvolta non si fermano, o movono cosi presto, come si vorrebbe
di più s' erano poſti sotto il Caſtello dodici falegnami, i quali avessero ¬
cura di batter sotto la Guglia continuamente zeppe di legno,
e di ferro quivi preparate a posta : il che serviva a due effetti,
l'uno per ajutare ad alzarla, ſapendo ogn’ uno quanta forza hanno
le zeppe, l'altro a ſoſtentarla, acciocchè mai non steſse la Guglia
in aria ſopra le corde : e questi falegnami aveano in testa una celata
di ferro, per difendersi, ſe a ſorte foſſe caſcato dal Caſtello qualche ¬
zeppa di legno, o altro. Alla cura, e guardia del Castello
disegnai trent' uomini, acciocchè ſstando ſopra quello prendessero
cura insieme delle Taglie, e legature, e ne dessero avviso secondo
il bisogno; alle leve di Ponente, che erano tre, posi trentacinque
uomini a governarle; a quelle dinanzi, che erano due, ne posi
diciotto con un' Arganetto piccolo da uomini. Mentre cosi erano
diſtribuiti gli offizj ſi era fatto giorno bellissimo, e sereno , e
ſentitosi il suono fu dato principio con le suddette cinque leve
quarant' Argani, novecento sette uomini, e settanta cinque cavalli. ¬
In questo primo moto parve, che tremasse la terra, ed il
Castello fece un grande strepito, stringendosi pel peso tutti i legnami ¬
insieme, e la Guglia, che pendeva due palmi verso il Coro
di S. Pietro, dove s’ offizia al preſente, che è verso Tramontana
(il che si conobbe nel piombarla ) ſi dirizzò a piombo: essendosi
ſentito quello strepito, e non cedendo il Castello in parte alcuna,
ne occorrendo male ad alcuno, ognuno prese animo, e fattosi
fermare col segno della Campana si trovò, che s’ era rottò un cer
chio di ferro, il primo di quelli, che circondavano le verghe
intorno alla Guglia, cominciando dalla cima; al qual cerchio
si rimediò con quattro para di taglie imbragate da una banda,
e dall' altra ad un invoglio di canapi in detto luogo, e facendo
paſſare i canapi sotto la Guglia, e ritornar di sopra al paro di detto ¬
cerchio dall' altra banda per molte volte tanto, che fermato
bene ſi ſeguitò innanzi, e cosi in dodici moſſe s' alzò palmi due
e tre quarti, tanto, che baſtava per mettervi sotto lo ſtraſcino,
e levare i gnoccoli di metallo, e fu fermata a questa altezza sotto
li quattro angoli con gagliardissime mozzature, e zeppe di legno.
e di ferro, ed il tutto fu finito ad ore ventidue del medesimo giorno; ¬
e dato il segno a Castello con alcuni mortari si spararono tutte ¬
le artiglierie con grandissimo rimbombo in ſegno d' allegrezza;
e prima, acciocchè neſsuno si partiſse da’ suoi luoghi, s’ era portato ¬
il mangiare ſull' ora del pranzo a ciaſcun' Argano nelle ſue
canestre, e per ordine. Dall’ effetto si venne in cognizione, che
le corde ſono più ſicure aſsai, che le cinte di ferro: e però s’ erprima -
cinta (non si fidando in tutto dei ferri) di molti invogli
di canapi groſsissimi intorno intorno in più luoghi, alli quali (perchè ¬
non isfuggiſsero all' insù ) s' erano involte molte corde, che
calando al baſso, paſsavano sotto il piede della Guglia, e portate
insu dall’ altra banda s’avvolgevano di nuovo a detti invogli, o
cinte , e poi ritornando di sotto un’ altra volta erano rilegate dove
prima: e cosi raccomandate per tutte quattro le facce stringevano.
e tenevano fortissimo l’imbragature degl’ invogli de’ canapi, che
non ſcorrevano all' insù . La maggior parte delli cerchj di ferro furono ¬
dal gran peso, o rotti, o torti, o mossi dal luogo loro;
alcuni altri aveano fatto sbalzar via certi bottoni di ferro colati a
poſta nelle verghe, nelle quali intoppavano, e parea, che quas
con un coltello foſsero ſtati tagliati, ſse foſse possibile, che il ferro
ſi poteſse tagliare come le altre coſe tenere: effetto veramente ſpaventoſo ¬
di cosi ſmisurato peſo, e conforme all' ordine dato, come
di sopra dissi, mentre la Guglia s’ andava alzando, non mancarono
mai falegnami, che ſtavano dentro al Caſtello intorno al piede della ¬
Guglia, di battere ſotto lei continuamente con mazzi di ferro
grossissimi molte zeppe di legno, e di ferro di già preparate, che
oltre l'ajuto, che davano in alzarla, non si perdeva mai niente
di quello, che ſi era guadagnato in sollevarla, e l'assicurava, che
mai non ſtava in aria ſopra le corde, ma veniva a ripoſare quaſi
ſempre come ſul proprio ſodo ſuo piedeſtallo.
Finito che fu queſt' atto ſi ſparſe grandiſſima allegrezza univerſalmente ¬
per tutto il popolo. Di poi s’ atteſe a cavare i dadi, o gnoccoli,
come li vogliamo nominare, due de' quali erano posti sopra la
superficie del piedeſtallo, ed uno ne fu portato subito avanti a
Sua Santità, che ne moſtrò molta allegrezza, e gli altri due, che
erano dalla banda di Tramontana erano impiombati, ed impernati ¬
un