Full text : Zabaglia, Niccola: Castelli, e ponti

Verum  quia  dum  haec  agebantur,  ad  Contignationem,  quae  tanto  levando ¬
  ponderi  idonea  esset,  construendam,  ut  suo  loco  describam,
maxima  trabium  copia  praegrandis  crassitudinis,  &  longitudinis,  nec
non  diversa  ejusdem  generis  ferramenta  necessaria  erant,  quae  cum
nullibi  Romae  potuerint  inveniri,  ad  rem  citius,  faciliusque  expediendam ¬
  DOMINUS  NOSTER  amplam  mihi  tribuit  authoritatem,  ut
in  toto  Statu  Ecclesiastico  possem  ad  libitum  emere,  vendere,  &
quidquid  hujusmodi  opus  respiceret  pro  meo  arbitrio  disponere;
quo  circa  statim  opus  illud  agressus  felici  successu,  juvante  Deo,
omnia  fuerunt  composita.
TABULA.  XXXVII.
)  Riusquam  tamen  ad  alia  progrediar,  non  incongruum  duxi  in
eruditionem  eorum,  qui  praesentes  non  fuerunt,  locum,  ubi
prius  Obeliscus  temporis  diuturnitate  fere  consepultus  jacebat,  per
typum  aliquem  connotare.  Erat  autem  hujusmodi  locus  remotus,
lutosus,  &  invius,  ita  ut  plurimi,  qui  seu  Religionis  gratia,  seu
quacumque  de  causa,  Romam  ad  ventabant,  nisi  ab  aliquo  viam  edocerentur, ¬
  aut  summa  cum  difficultate  illum  inveniebant,  aut  in  Patriam ¬
  tam  praenobili  mole  non  viſa  remeabant.  In  prima  Tabula,
hoc,  quod  dictum  est,  distinctè  cernitur:  simulque  opportunum  mihi ¬
  visum  est,  octo  ejusdem  Obelisci  Typos,  seu  modulos  exhibere,
meliores  scilicet,  qui  in  praedicta  Congregatione  propositi  optimis
rationibus  inniti  comperti  sunt;  &  quamvis  ampliori  forma  reprae
sentandi  essent,  hoc  tamen,  quod  alioquin  legentium  utilitatem
remorari  nullo;modo  potest,  foliorum  angustia  non  permisit.  „  Si
„quis  autem  melius  hac  in  re  instrui  cuperet,  videre  poterit  par„tem ¬
  2.  lib.  VIII.  cap.  19.  Architecturae  Vincentii  Scamozzi,  qui
„omnia,  quae  sub  ejus  oculis  gesta  sunt,  latius  describit.  Monen„dum ¬
  etiam  superest,  aliquas  ex  sequentibus  tabulis  à  prototypis
„DOMINICI  per  Equitem  CAROLUM  FONTANA  fuisse  depromptas,
„  ut  eas  in  suo  Vaticano  Templo  insereret,  ubi  eamdem  quidem
„translationem,  variò  tamen  ordine  designat,  atque  in  his  eisdem
„tabulis  aliquae  ejufdem  Equitis  notae,  praeter  tabulas  ab  eo  adje„ctas, ¬
  relictae  fuerunt,  diverso  caractere  distinctae;  reliquae:  verè
„  tabula  ab  eodem  CAROLO  omissae  ab  Equitis  DOMINICI  prototypis
„  fuerunt  extractae.
A  Typus  probatus,  &  exequutioni  demandatus,  ut  infra  declaratur.
B  Typus  asportandi  Obeliscum  solum  cum  vectibus  vertici  appositis.
C  Typus  sistendi  Obeliscum  in  aequilibrio  ope  Semirotae.
D  Typus  illum  erigendi  solis  cuneis.
E  Typus  demittendi  Obeliscum  cum  cochleis,  illumque  semipendentem ¬
  asportandi.
F  Typus  excitandi  Obeliscum,  illumque  demittendi  uno  tantum
vecte  instar  staterae.
G  Typus  semirotae,  cujus  ope  demittendus  erat  Obeliscus  de  dente  in
dentem,  tanquam  per  dentes  Rotae  alicujus  molae.
H  Typus  excitandi,  demittendi,  &  trahendi  eumdem  Obeliscum
per  cochleas.
TABULA  XXXVIII.
In  hoc  schemate  verus  prisci  Vaticanissitus  cum  variis  Circi  molibus, ¬
  Martis  Fano,  recentiori  Templo  Principis  Apostolorum,  Romuli ¬
  munimentis,  Via  Triumphali,  Trajana  fossa,  Scipionum
tumulo,  Janua,  ac  Ponte  Triumphali,  item  Alii  Adriani
Pons,  Sepulcrum,  Hippodromus,  aliaque  exhibentur.
Ntequam  verò  opus  aggrederer,  cupiens  de  vero  Obelisci  pondere ¬
  certior  fieri,  curavi  ejusdem  petrae  palmum  maxima  cum
diligentia  ab  alio  consimili  lapide  excisum  in  perfecti  cubi  formam
redigi,  atque  comperto  hujus  cubi  pondere,  quod  erat  librarum  86.
Obeliscum  ipsum  metitus  fui,  qui  continere  inventus  est  palmos ¬
  cubicos  11204.  minus  decima  sextà  circiter,  quod  mensurae  genus, ¬
  prout  fert  Romae  usus,  30  palmis  cubicis  quamlibet  Carraginem ¬
  exaequans,  Carragi  nibus  363,  palmisque  circiter  14.  respondet: ¬
  computatis  verò  omnibus  supradictis  palmis  ad  rationem  librarum ¬
  86.  in  quolibet  palmo,  inventum  est  per  regulam  auream  verum ¬
  totius  Obelisci  pondus  in  libris  963537,  &  .

Ora  pensando  io,  che  ogni  Argano  con  buoni  canapi,  e  taglie
mi  alzava  ventimila  libbre  di  peſo  in  circa:  trovai,  che  quarant' ¬
  Argani  mi  avrebbero  alzato  libbre  ottocento  mila  di  peso, ¬
  ed  al  restante  deliberai  di  porre  cinque  leve  di  travi  grosſiſſimi, ¬
  lunghi  l'uno  palmi  70.  dimodo,  che  io  non  ſolo  avea
forza  per  alzare  tutto  il  peſo,  ma  aſſai  d'  avanzo:  oltreche  ſi
potevano  ſempre  aggiungere  ſtromenti  nel  mio  modello,  poſto ¬
  che  i  primi  non  toſsero  ſtati  baſtanti.
Pubblicata  queſta  mia  invenzione  pareva,  che  quasi  da  tutti  i  valent ¬
  Uomini  ſi  dubitaſſe,  che  mai  non  si  potessero  accordare
insieme  tutti  quanti  gli  Argani,  per  fare  una  forza  unita  a  sollevare ¬
  cosi  gran  peso,  dicendosi:  che  non  potendo  tirar  al  pari, -
  ma  l'  uno  piu  dell'  altro,  come  si  vede  per  esperienza,
conseguentemente  non  potevano  unir  le  forze  a  tal,  che  la
maggior  parte  del  peso  caricando  sopra  quell'Argano,  che  avesſe ¬
  tirato  più  di  tutti,  l'avrebbe  rotto,  e  che  di  qui  si  poteva ¬
  cauſare  lo  ſcompiglio,  e  disordine  di  tutta  la  macchina.
Io  niente  di  meno  all'  incontro,  ancor  che  non  avessi  mai  visto,
ne  praticato  tanta  forza  insieme,  ne  potendone  esser  chiaro
per  relazione  alcuna,  ſempre  fui  sicuro  di  poterlo  fare  per  queſta ¬
  ragione:  perchè  io  ſapeva,  che  quattro  cavalli  tirando  uno
di  quei  canapi,  che  io  avea  ordinato,  che  si  facessero,  a  tutta
loro  possa  non  lo  potevano  rompere,  però  quando  ciascun  Argano ¬
  avesse  avuto  troppo  peſo  addosso,  non  ſi  ſarebbe  potuto
più  voltare,  nè  meno,  come  di  sopra  dissi,  il  canape  si  poteva -
  rompere  ,  e  di  questo  ne  era  io  chiaro  per  esperienza;  ora
mentre,  che  questi  Argani  troppo  carichi  non  si  fossero  potuti ¬
  più  voltare:  gli  altr'  Argani  piu  lenti  ſi  ſarebbero  voltati  ſina
tanto,  che  essi  ancora  avessero  avuto  la  parte  loro  del  peso  di
maniera  ,  che  pigliando  ogn’  Argano  addoſſo  la  ſua  porzione,
quel  prinio,  che  fosse  stato  troppo  carico,  fattogli  poi  spalla
dall'  altro,  avrebbe  cominciato  a  potersi  voltare  in  modo,  che
da  loro  medesimi  avrebbero  accordate,  ed  unite  tutte  le  forze ¬
  insieme.  In  oltre  io  avea  ordinato,  che  ad  ogni  tre,  o  quattro -
  voltate  d'Argano  s’  avesse  da  fermare,  perche  con  quest'  ordine -
  toccando  le  corde  ,  e  trovandone  qualcheduna  troppo  tirata -
  ſi  doveſſe  allentare:  perchè  allentando  il  capo  ,  che  viene
all'Argano,  come  quello,  che  porta  maggior  peso  di  tutti;  atteſo -
  che  tira  tutti  gli  altri,  viene  poi  la  ſua  porzione  del  peso
a  restar  attaccata  alla  taglia  sopra  tutte  le  altre  corde  compartita ¬
  ugualmente  in  ciaſcheduna  di  loro,  e  tal  ordine  voleva  dar
io  a  quelli,  che  tenevano  questo  capo,  che  volgarmente  si  chiama ¬
  la  Candela,  che  ſentendo  tirarla  troppo,  dovessero  allentarla ¬
  mentre  ſi  lavorava,  e  tutti  questi  ordini  per  lunga  esperienza ¬
  fatta  non  m'  erano  nuovi,  e  rimediava  con  essi  a  tutti
quei  pericoli,  che  fossero  potuti  intravenire,  ed  era  sicuro,  che
non  si  poteva  mai  in  modo  alcuno  rompere  corda  alcuna.
Bisognando  dunque  fabbricare  un  Castello  di  legname,  e  far  la
piazza  per  piantare  li  ſuddetti  quarant'Argani  (eſsendo  il  luogo
alquanto  stretto)  fu  di  necessità  gettare  in  terra  alcune  Case.
e  ſpianare  una  piazza  lunga,  e  larga  ſecondo,  che  ſi  potrà  cavare ¬
  dalla  ſcala  poſta  nel  disegno  della  pianta  del  ſito,  dove
sono  compartiti  gli  Argani;  ed  acciocchè  il  peso  non  avesse
da  far  calare  la  terra,  s'  incominciò  intorno  al  piede  della  Guglia ¬
  ,  a  fare  un  letto  di  travi  doppie,  che  si  toccavano  l'  unacoll' ¬
  altra,  il  quale  era  fatto  a  modo  di  croce;  ogni  ramo  della ¬
  quale  cominciava  da  una  delle  quattro  facce  della  Guglia,  e
ſi  distendeva  in  fuori  palmi  cinquanta,  finendo  in  lunghezza  di
palmi  trenta  per  ogni  teſta;  sopra  questa  Croce  fu  posto  un
altr'  ordine  di  travi  al  contrario  dei  primi,  lontani  l’uno  dall'  altro, ¬
  quanto  fra  loro  potevano  capire  le  colonne,  e  li  piedi  delli ¬
  puntelli,  che  avevano  da  sostenere  le  medeſime  Colonne  di
detto  Castello,  i  quali  puntelli  erano  dai  sopradetti,  e  da  altre ¬
  travi  d'  ogni  intorno  ſtretti  in  modo,  che  non  potevano
sfuggire  da  parte  alcuna.
TAVO¬
            
Waiting...

Note to user

Dear user,

In response to current developments in the web technology used by the Goobi viewer, the software no longer supports your browser.

Please use one of the following browsers to display this page correctly.

Thank you.

powered by Goobi viewer