Verum quia dum haec agebantur, ad Contignationem, quae tanto levando ¬
ponderi idonea esset, construendam, ut suo loco describam,
maxima trabium copia praegrandis crassitudinis, & longitudinis, nec
non diversa ejusdem generis ferramenta necessaria erant, quae cum
nullibi Romae potuerint inveniri, ad rem citius, faciliusque expediendam ¬
DOMINUS NOSTER amplam mihi tribuit authoritatem, ut
in toto Statu Ecclesiastico possem ad libitum emere, vendere, &
quidquid hujusmodi opus respiceret pro meo arbitrio disponere;
quo circa statim opus illud agressus felici successu, juvante Deo,
omnia fuerunt composita.
TABULA. XXXVII.
) Riusquam tamen ad alia progrediar, non incongruum duxi in
eruditionem eorum, qui praesentes non fuerunt, locum, ubi
prius Obeliscus temporis diuturnitate fere consepultus jacebat, per
typum aliquem connotare. Erat autem hujusmodi locus remotus,
lutosus, & invius, ita ut plurimi, qui seu Religionis gratia, seu
quacumque de causa, Romam ad ventabant, nisi ab aliquo viam edocerentur, ¬
aut summa cum difficultate illum inveniebant, aut in Patriam ¬
tam praenobili mole non viſa remeabant. In prima Tabula,
hoc, quod dictum est, distinctè cernitur: simulque opportunum mihi ¬
visum est, octo ejusdem Obelisci Typos, seu modulos exhibere,
meliores scilicet, qui in praedicta Congregatione propositi optimis
rationibus inniti comperti sunt; & quamvis ampliori forma reprae
sentandi essent, hoc tamen, quod alioquin legentium utilitatem
remorari nullo;modo potest, foliorum angustia non permisit. „ Si
„quis autem melius hac in re instrui cuperet, videre poterit par„tem ¬
2. lib. VIII. cap. 19. Architecturae Vincentii Scamozzi, qui
„omnia, quae sub ejus oculis gesta sunt, latius describit. Monen„dum ¬
etiam superest, aliquas ex sequentibus tabulis à prototypis
„DOMINICI per Equitem CAROLUM FONTANA fuisse depromptas,
„ ut eas in suo Vaticano Templo insereret, ubi eamdem quidem
„translationem, variò tamen ordine designat, atque in his eisdem
„tabulis aliquae ejufdem Equitis notae, praeter tabulas ab eo adje„ctas, ¬
relictae fuerunt, diverso caractere distinctae; reliquae: verè
„ tabula ab eodem CAROLO omissae ab Equitis DOMINICI prototypis
„ fuerunt extractae.
A Typus probatus, & exequutioni demandatus, ut infra declaratur.
B Typus asportandi Obeliscum solum cum vectibus vertici appositis.
C Typus sistendi Obeliscum in aequilibrio ope Semirotae.
D Typus illum erigendi solis cuneis.
E Typus demittendi Obeliscum cum cochleis, illumque semipendentem ¬
asportandi.
F Typus excitandi Obeliscum, illumque demittendi uno tantum
vecte instar staterae.
G Typus semirotae, cujus ope demittendus erat Obeliscus de dente in
dentem, tanquam per dentes Rotae alicujus molae.
H Typus excitandi, demittendi, & trahendi eumdem Obeliscum
per cochleas.
TABULA XXXVIII.
In hoc schemate verus prisci Vaticanissitus cum variis Circi molibus, ¬
Martis Fano, recentiori Templo Principis Apostolorum, Romuli ¬
munimentis, Via Triumphali, Trajana fossa, Scipionum
tumulo, Janua, ac Ponte Triumphali, item Alii Adriani
Pons, Sepulcrum, Hippodromus, aliaque exhibentur.
Ntequam verò opus aggrederer, cupiens de vero Obelisci pondere ¬
certior fieri, curavi ejusdem petrae palmum maxima cum
diligentia ab alio consimili lapide excisum in perfecti cubi formam
redigi, atque comperto hujus cubi pondere, quod erat librarum 86.
Obeliscum ipsum metitus fui, qui continere inventus est palmos ¬
cubicos 11204. minus decima sextà circiter, quod mensurae genus, ¬
prout fert Romae usus, 30 palmis cubicis quamlibet Carraginem ¬
exaequans, Carragi nibus 363, palmisque circiter 14. respondet: ¬
computatis verò omnibus supradictis palmis ad rationem librarum ¬
86. in quolibet palmo, inventum est per regulam auream verum ¬
totius Obelisci pondus in libris 963537, & .
Ora pensando io, che ogni Argano con buoni canapi, e taglie
mi alzava ventimila libbre di peſo in circa: trovai, che quarant' ¬
Argani mi avrebbero alzato libbre ottocento mila di peso, ¬
ed al restante deliberai di porre cinque leve di travi grosſiſſimi, ¬
lunghi l'uno palmi 70. dimodo, che io non ſolo avea
forza per alzare tutto il peſo, ma aſſai d' avanzo: oltreche ſi
potevano ſempre aggiungere ſtromenti nel mio modello, poſto ¬
che i primi non toſsero ſtati baſtanti.
Pubblicata queſta mia invenzione pareva, che quasi da tutti i valent ¬
Uomini ſi dubitaſſe, che mai non si potessero accordare
insieme tutti quanti gli Argani, per fare una forza unita a sollevare ¬
cosi gran peso, dicendosi: che non potendo tirar al pari, -
ma l' uno piu dell' altro, come si vede per esperienza,
conseguentemente non potevano unir le forze a tal, che la
maggior parte del peso caricando sopra quell'Argano, che avesſe ¬
tirato più di tutti, l'avrebbe rotto, e che di qui si poteva ¬
cauſare lo ſcompiglio, e disordine di tutta la macchina.
Io niente di meno all' incontro, ancor che non avessi mai visto,
ne praticato tanta forza insieme, ne potendone esser chiaro
per relazione alcuna, ſempre fui sicuro di poterlo fare per queſta ¬
ragione: perchè io ſapeva, che quattro cavalli tirando uno
di quei canapi, che io avea ordinato, che si facessero, a tutta
loro possa non lo potevano rompere, però quando ciascun Argano ¬
avesse avuto troppo peſo addosso, non ſi ſarebbe potuto
più voltare, nè meno, come di sopra dissi, il canape si poteva -
rompere , e di questo ne era io chiaro per esperienza; ora
mentre, che questi Argani troppo carichi non si fossero potuti ¬
più voltare: gli altr' Argani piu lenti ſi ſarebbero voltati ſina
tanto, che essi ancora avessero avuto la parte loro del peso di
maniera , che pigliando ogn’ Argano addoſſo la ſua porzione,
quel prinio, che fosse stato troppo carico, fattogli poi spalla
dall' altro, avrebbe cominciato a potersi voltare in modo, che
da loro medesimi avrebbero accordate, ed unite tutte le forze ¬
insieme. In oltre io avea ordinato, che ad ogni tre, o quattro -
voltate d'Argano s’ avesse da fermare, perche con quest' ordine -
toccando le corde , e trovandone qualcheduna troppo tirata -
ſi doveſſe allentare: perchè allentando il capo , che viene
all'Argano, come quello, che porta maggior peso di tutti; atteſo -
che tira tutti gli altri, viene poi la ſua porzione del peso
a restar attaccata alla taglia sopra tutte le altre corde compartita ¬
ugualmente in ciaſcheduna di loro, e tal ordine voleva dar
io a quelli, che tenevano questo capo, che volgarmente si chiama ¬
la Candela, che ſentendo tirarla troppo, dovessero allentarla ¬
mentre ſi lavorava, e tutti questi ordini per lunga esperienza ¬
fatta non m' erano nuovi, e rimediava con essi a tutti
quei pericoli, che fossero potuti intravenire, ed era sicuro, che
non si poteva mai in modo alcuno rompere corda alcuna.
Bisognando dunque fabbricare un Castello di legname, e far la
piazza per piantare li ſuddetti quarant'Argani (eſsendo il luogo
alquanto stretto) fu di necessità gettare in terra alcune Case.
e ſpianare una piazza lunga, e larga ſecondo, che ſi potrà cavare ¬
dalla ſcala poſta nel disegno della pianta del ſito, dove
sono compartiti gli Argani; ed acciocchè il peso non avesse
da far calare la terra, s' incominciò intorno al piede della Guglia ¬
, a fare un letto di travi doppie, che si toccavano l' unacoll' ¬
altra, il quale era fatto a modo di croce; ogni ramo della ¬
quale cominciava da una delle quattro facce della Guglia, e
ſi distendeva in fuori palmi cinquanta, finendo in lunghezza di
palmi trenta per ogni teſta; sopra questa Croce fu posto un
altr' ordine di travi al contrario dei primi, lontani l’uno dall' altro, ¬
quanto fra loro potevano capire le colonne, e li piedi delli ¬
puntelli, che avevano da sostenere le medeſime Colonne di
detto Castello, i quali puntelli erano dai sopradetti, e da altre ¬
travi d' ogni intorno ſtretti in modo, che non potevano
sfuggire da parte alcuna.
TAVO¬