Volltext : Zabaglia, Niccola: Castelli, e ponti

priam  portionem,  eamque  integram,  ac  coeterorum  portioni  aequalem ¬
  sustinere  cogatur,  verum  etiam  hoc  praestat,  ut  sine  ullo  periculo ¬
  commodè  de  loco  in  locum  transferatur.
A  Libratio  4  Gerulorum.
B  Libratio  sex  Gerulorum:  Lignamen  C  ad  tertiam  ponderis  partem
nectitur.
D  Libratio  octo  Gerulorum:
E  Libratio  sexdecim  Gerulorum.
F  Libratio  32  Gerulorum.
TABULA  XVIII.
I  quis,  disjectis  jam  duabus  sacris  Turribus,  quae,  cum  magnae,
ac  praenobiles  essent,  Vaticanae  Basilicae,  nedum  ordinem,  ac  proportionem, ¬
  verum  etiam  quoddam  decus,  ac  magnificentiam  addebant, ¬
  aliud  construendum  proponeret  aedificium,  in  quo  Campanae ¬
  ejusdem  Basilicae  possent  collocari,  ut  ique  merito  audaciae  notam
incurreret.  Verum,  cum  alioquin  negari  nequeat  earum  situm  in
eâ  majori  fenestrâ,  ubi  tunc  fuerunt  collocatae,  incongruum,  tantâque ¬
  Basilicâ  indignum  ab  omnibus  reputari,  idcirco,  ut  praedicta
audaciae  nota  effugiatur,  &  quod  oculos  omnium  offendit  removeatur, ¬
  collocari  possent  in  vertice  scalae  cochleae  instar  ascendentis,
propè  Sacrarium,  ubi,  neque  addito  uno  aedificii  palmo,  sub  dio,
&  absque  ullo  ornamento  (praedictus  siquidem  locus  patenti  prospectui ¬
  non  exponitur)  pluribus  ferramentis  adhibitis  benè,  tutòque
possent  sustineri,  prout  Romae  in  Campanis  horologii  S.  Mariae  in
Vallicella,  in  magnâ  Campand  majoris  Turris  Senis  patria  mea,
aliisque  in  locis  conspicimus.  Scalae  etiam  situs  valdè  commodus,
ejusque  substructio,  additâ  ferramentorum  compage,  in  sacrae  Turris ¬
  usum  consultò  videtur  formata,  cujus  typus  exhibetur  ex  modulo ¬
  NICOLAI  ZABACLIA  depromptus.
Arcus,  columnaeque  ad  Campanas  sustinendas  destinatae,  quamvis  juxtà ¬
  typum  integrae  videantur,  pluribus  tamen  ferreis  virgis  componuntur, ¬
  quae  validis,  ferreisque  fasciis  itâ  uniuntur,  ac  simul  constringuntur, ¬
  ut  quasi  integrae  appareant.
Quatuor  arcus  quasi  catenarii,  unà  cum  quatuor  columnis,  seu  fulcris
sub  eorumdem  arcuum  decussationibus  versus  medium  pendentium,
majorem  Campanam  simul  sustinent.
Octo  crassiora  ferramenta  ad  perpendiculum  posita,  quae  in  vertice
aliis  adhibitis  ferramentis  in  transversum  ductis  firmantur,  &  quatuor ¬
  minores  Campanas  ad  aequilibrium  sustinent.
Transversa  autem  ferramenta  unà  cùm  circulis,  aliisque  ligaturis,  quarum ¬
  delineatio  omiſsa  est,  totam  compagem,  ac  si  integra  foret,
uniunt,  ac  roborant,  quae  cum  flexuris  consultò  ad  pedem  cujuslibet ¬
  ferramenti  relictis  solidiori  parietis  parte  firmatur,  eo  scilicet
in  loco,  qui  magno  Ecclesiae  fornice  munitur,  deindè  ad  basim  crassioribus ¬
  clauditur  lapidibus,  cum  quibus  octangulum,  quod  nunc
lateritium  cernimus,  refici  debet,  atque  hoc  modo  cuicumque  sustinendo ¬
  ponderi  par  sane  futura  est.  Quod  utique  necessarium  videtur, ¬
  ut  Campanae,  quae  tam  amplae  Basilicae  benè  respondeant,
ibidem  collocentur;  maximam  ex  his  extraordinaria  variis  de  causis ¬
  deceret  magnitudo.  Quo  verò  quaedam  clarior  hujus  rei  notitia
haberi  possit,  pondus,  Campanarum,  quae  modo  variis  in  locis
omnium  maximae  reperiantur,  duximus  exponendum.
Campana,  quae  Moschiae  cernitur,  libras  320000  attingit;  quae  Pechini, ¬
  120000;  quae  Erphordiae,  47000;  quae  Rothomagi,  36000;  quae
Parisiis,  31000.
A  Quatuor  arcus,  qui  16  componuntur  virgis,  quarum  singulae  unciarum ¬
  3.
B  Quatuor  fulcra,  quae  totidem  virgis,  ut  supra,  efformantur.
C  Octo  ferramenta  ad  perpendiculum  iisdem  etiam  virgis  conjuncta.
D  Tranſverſa  ferramenta.
E  Octangulum  ex  lapidibus  Tyburtinis.
TABULA  XIX.
Aud  pauci  fortè  erunt,  qui  facilitatem,  quà  Pontes  construi,
&  Machinae  a  NICOLAO  ZABAGLIA  inventae  adhiberi  possunt, ¬
  intuentes,  illas  parvi  pendant,  &  tanquam  vulgares,  &  a
quocumque  etiam  mediocri  Opifice  excogitandas  reputent.  Verum, ¬
  si  veritatem  amamus,  inficiari  haud  possumus,  quod  si  hi,
antequam  modum  hujusmodi  machinas  construendi,  aut  adhibendi
perspexerint,  de  iisdem  componendis  requirerentur,  illud  sanè  fiebuon

  numero  di  non  volgari  Architetti,  allorchè  si  trattava  di
trovare  il  modo,  di  voltar  la  gran  Cupola  di  Santa  Maria
del  Fiore  del  Duomo  di  Firenze,  ai  quali  essendo  stato  propoſto -
  da  Filippo  Brunelleschi  ingegnosissimo,  e  celebratissimo
Architetto,  di  trovar  la  maniera  di  fare  star  ritto  un  Uovo ¬
  in  una  liscia  laſtra  di  marmo,  non  seppero  mai,  per  quanto
s'ingegnaſſero,  trovarla,  dove,  che  esso,  col  batterlo  grazioſamente ¬
  ſopra  la  medeſima  laſtra,  ed  acciaccarlo  da  una  delle
due  estremità,  ve  lo  fece  ſtare  con  somma  facilità,  ed  a  quegli -
  Architetti,  che,  ciò  veduto,  sotto  voce  dissero,  che  ancor
essi  avrebbero  saputo  farlo,  ridendo  rispose,  che  avrebbero
ancora  ſaputo  voltare  la  Cupola,  vedendone  il  modello,  o  i
disegno.
Ed  in  fatti  voltata,  che  fu  la  Cupola  senza  armatura  coll'  inventato ¬
  ripiego  del  ſeſto  acuto,  gli  altri  Architetti,  che  prima
avevano  creduto  coſa  difficilissima  il  voltarla,  si  accorsero,  che
anche  da  loro  con  tal  ripiego  ſarebbe  potuta  facilmente  voltarsi;
nè  per  tale  facilità  ſcemò  punto  di  pregio  l'  invenzione,  nè  il
Brunelleschi  di  concetto,  anzi  crebbe  infinitamente  in  istima,
e  riputazione  di  bravo,  ed  eccellente  Architetto.  Lo  ſteſso  può
dirſi  colla  debita  proporzione  delle  invenzioni  ,  e  dei  ripieghi  di
Maestro  NICCOLA  ZABACLIA,  i  quali,  se  bene  messi  in  prarica ¬
  appariſcano  facili,  e  ſembrino  volgari,  ſono,  ciò  non  ostante, ¬
  molto  pregiabili,  ed  egli  meritevole  di  ſingolar  lode,  e  ſtima, ¬
  richiedendosi  per  ritrovarli  un  talento  non  ordinario,  ed
una  intelligenza,  che  i  Professori  di  ordine  superiore  forse  non
hanno.  Accadde  a  quest'  Uomo  un  caso  non  molto  dissimile  dal
riferito  del  Brunelleſchi.  Fu  deriſa  da  più  Profeſsori,  come  coſa ¬
  impossibile  a  riuscire,  l'  esibizione,  che  egli  fece,  di  tagliare ¬
  una  porzione  della  muraglia  di  S.  Pietro,  nella  quale  era
la  celebre  pittura  del  Domenichino,  rappresentante  il  Martirio
di  S.  Sebaſtiano,  alta  palmi  33,  e  larga  19,  e  mezzo,  non
ſolo  ſenza  leſione  di  etsa,  ma  anche  ſenza  guaſtare  gli  ornati,
ed  un  arco  di  marmi  fini,  dentro  del  quale  era  collocata;  atteſo, ¬
  che  non  rimanendo  ſpazio  tra  l'arco,  e  la  pittura  da  intelajarſi, ¬
  come  suol  praticarsi  in  simili  operazioni,  non  arrivavano ¬
  a  comprendere  come  mai  potesse  farsi,  particolarmente
per  doversi  tagliare  ,  e  traſportare  un  gran  pezzo  di  muraglia.
Datagliene,  ciò  non  oſtante,  l'incumbenza  da  chi  aveva  l'  autorità  di
farlo,  la  condusse  con  non  moltissima  fatica  felicemente  a  fine,
tagliando,  e  cavando  senza  intelajatura  dall'  arco  il  gran  pezzo
di  muraglia  colla  Pittura,  e  quelli  stessi,  che  avevano  derisa
la  ſua  eſibizione,  confeſsarono,  che  mercè  la  nuova  ingegnoſa
maniera  ritrovata  da  Maeſtro  NICCOLa  di  fare  ſimile  operazione ¬
  ſenza  l'  intelajatura,  poteva  anche  in  altre  simili  congiun
ture  praticarsi.
Pose  egli  i  due  ferri  CC  per  reggère  la  muraglia  dipinta,  levò
dai  piedi  della  Pittura  la  cornice  di  marmo  E:  fece  sottentrare, ¬
  e  ſtabili  nel  vano  di  essa  cornice  il  Tavolone  D,  e  levata
anche  la  cornice  da  capo  F,  cominciò  il  taglio,  il  quale  a  proporzione, ¬
  che  andava  avanzandoſi,  ſi  levavano  le  cornici  GG.
Condotto  a  fine  il  taglio  della  detta  muraglia  dipinta,  venne  ella ¬
  a  posare  interamente  sopra  il  Tavolone  D  fatto  con  due  incaſtri ¬
  nell'  eſtremità,  acciocchè  potesse  servire  di  telajo  per  la
parte  inferiore;  alcuni  Manuali  principiarono  a  dar  leva  al  Tavolone ¬
  nel  tempo  ſteſſo,  che  altri  Manuali  ſtavano  in  parata  in
cima  della  medesima  muraglia,  per  impedire  le  ondulazioni  irregolari ¬
  ,  ed  un  altro  girava  ora  da  una  parte,  ora  dall'  altra
a  once  a  once  i  curri  II,  sintanto  che  uscita  dall'  arco  la  detta
muraglia,  potè  facilmente  intelajarſi.  Fu  poi  la  Pittura  coperta
con  togli  di  carta  incollati  insieme,  e  tutta  la  muraglia  non
meno  d'avanti,  che  di  dietro  ben  ricoperta  di  stoppa,  e  di
ſtuore  ,  e  ſopra  queſte  furono  messe  Tavole,  e  Travicelli  concatenati -
  con  cavicchie  a  vite,  e  chiodi,  quelli  d'avanti  con  quel
li  di  dietro.
Finalmente  tutta  la  mole  fu  colcata  per  piano,  e  poi  posta  per
coltello  sopra  la  Nizza  K,  traſportata  nello  ſtudio  del  Muſaiciſta, ¬
  ed  ivi  alzata  per  copiarla  in  muſaico,  ſcoperta,  e  trovata
ſenza  un  minimo  patimento,  ed  ora  ſi  vede  collocata  nella
gran  Chiesa  di  Santa  Maria  degli  Angeli.
TAVO¬
            
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