priam portionem, eamque integram, ac coeterorum portioni aequalem ¬
sustinere cogatur, verum etiam hoc praestat, ut sine ullo periculo ¬
commodè de loco in locum transferatur.
A Libratio 4 Gerulorum.
B Libratio sex Gerulorum: Lignamen C ad tertiam ponderis partem
nectitur.
D Libratio octo Gerulorum:
E Libratio sexdecim Gerulorum.
F Libratio 32 Gerulorum.
TABULA XVIII.
I quis, disjectis jam duabus sacris Turribus, quae, cum magnae,
ac praenobiles essent, Vaticanae Basilicae, nedum ordinem, ac proportionem, ¬
verum etiam quoddam decus, ac magnificentiam addebant, ¬
aliud construendum proponeret aedificium, in quo Campanae ¬
ejusdem Basilicae possent collocari, ut ique merito audaciae notam
incurreret. Verum, cum alioquin negari nequeat earum situm in
eâ majori fenestrâ, ubi tunc fuerunt collocatae, incongruum, tantâque ¬
Basilicâ indignum ab omnibus reputari, idcirco, ut praedicta
audaciae nota effugiatur, & quod oculos omnium offendit removeatur, ¬
collocari possent in vertice scalae cochleae instar ascendentis,
propè Sacrarium, ubi, neque addito uno aedificii palmo, sub dio,
& absque ullo ornamento (praedictus siquidem locus patenti prospectui ¬
non exponitur) pluribus ferramentis adhibitis benè, tutòque
possent sustineri, prout Romae in Campanis horologii S. Mariae in
Vallicella, in magnâ Campand majoris Turris Senis patria mea,
aliisque in locis conspicimus. Scalae etiam situs valdè commodus,
ejusque substructio, additâ ferramentorum compage, in sacrae Turris ¬
usum consultò videtur formata, cujus typus exhibetur ex modulo ¬
NICOLAI ZABACLIA depromptus.
Arcus, columnaeque ad Campanas sustinendas destinatae, quamvis juxtà ¬
typum integrae videantur, pluribus tamen ferreis virgis componuntur, ¬
quae validis, ferreisque fasciis itâ uniuntur, ac simul constringuntur, ¬
ut quasi integrae appareant.
Quatuor arcus quasi catenarii, unà cum quatuor columnis, seu fulcris
sub eorumdem arcuum decussationibus versus medium pendentium,
majorem Campanam simul sustinent.
Octo crassiora ferramenta ad perpendiculum posita, quae in vertice
aliis adhibitis ferramentis in transversum ductis firmantur, & quatuor ¬
minores Campanas ad aequilibrium sustinent.
Transversa autem ferramenta unà cùm circulis, aliisque ligaturis, quarum ¬
delineatio omiſsa est, totam compagem, ac si integra foret,
uniunt, ac roborant, quae cum flexuris consultò ad pedem cujuslibet ¬
ferramenti relictis solidiori parietis parte firmatur, eo scilicet
in loco, qui magno Ecclesiae fornice munitur, deindè ad basim crassioribus ¬
clauditur lapidibus, cum quibus octangulum, quod nunc
lateritium cernimus, refici debet, atque hoc modo cuicumque sustinendo ¬
ponderi par sane futura est. Quod utique necessarium videtur, ¬
ut Campanae, quae tam amplae Basilicae benè respondeant,
ibidem collocentur; maximam ex his extraordinaria variis de causis ¬
deceret magnitudo. Quo verò quaedam clarior hujus rei notitia
haberi possit, pondus, Campanarum, quae modo variis in locis
omnium maximae reperiantur, duximus exponendum.
Campana, quae Moschiae cernitur, libras 320000 attingit; quae Pechini, ¬
120000; quae Erphordiae, 47000; quae Rothomagi, 36000; quae
Parisiis, 31000.
A Quatuor arcus, qui 16 componuntur virgis, quarum singulae unciarum ¬
3.
B Quatuor fulcra, quae totidem virgis, ut supra, efformantur.
C Octo ferramenta ad perpendiculum iisdem etiam virgis conjuncta.
D Tranſverſa ferramenta.
E Octangulum ex lapidibus Tyburtinis.
TABULA XIX.
Aud pauci fortè erunt, qui facilitatem, quà Pontes construi,
& Machinae a NICOLAO ZABAGLIA inventae adhiberi possunt, ¬
intuentes, illas parvi pendant, & tanquam vulgares, & a
quocumque etiam mediocri Opifice excogitandas reputent. Verum, ¬
si veritatem amamus, inficiari haud possumus, quod si hi,
antequam modum hujusmodi machinas construendi, aut adhibendi
perspexerint, de iisdem componendis requirerentur, illud sanè fiebuon
numero di non volgari Architetti, allorchè si trattava di
trovare il modo, di voltar la gran Cupola di Santa Maria
del Fiore del Duomo di Firenze, ai quali essendo stato propoſto -
da Filippo Brunelleschi ingegnosissimo, e celebratissimo
Architetto, di trovar la maniera di fare star ritto un Uovo ¬
in una liscia laſtra di marmo, non seppero mai, per quanto
s'ingegnaſſero, trovarla, dove, che esso, col batterlo grazioſamente ¬
ſopra la medeſima laſtra, ed acciaccarlo da una delle
due estremità, ve lo fece ſtare con somma facilità, ed a quegli -
Architetti, che, ciò veduto, sotto voce dissero, che ancor
essi avrebbero saputo farlo, ridendo rispose, che avrebbero
ancora ſaputo voltare la Cupola, vedendone il modello, o i
disegno.
Ed in fatti voltata, che fu la Cupola senza armatura coll' inventato ¬
ripiego del ſeſto acuto, gli altri Architetti, che prima
avevano creduto coſa difficilissima il voltarla, si accorsero, che
anche da loro con tal ripiego ſarebbe potuta facilmente voltarsi;
nè per tale facilità ſcemò punto di pregio l' invenzione, nè il
Brunelleschi di concetto, anzi crebbe infinitamente in istima,
e riputazione di bravo, ed eccellente Architetto. Lo ſteſso può
dirſi colla debita proporzione delle invenzioni , e dei ripieghi di
Maestro NICCOLA ZABACLIA, i quali, se bene messi in prarica ¬
appariſcano facili, e ſembrino volgari, ſono, ciò non ostante, ¬
molto pregiabili, ed egli meritevole di ſingolar lode, e ſtima, ¬
richiedendosi per ritrovarli un talento non ordinario, ed
una intelligenza, che i Professori di ordine superiore forse non
hanno. Accadde a quest' Uomo un caso non molto dissimile dal
riferito del Brunelleſchi. Fu deriſa da più Profeſsori, come coſa ¬
impossibile a riuscire, l' esibizione, che egli fece, di tagliare ¬
una porzione della muraglia di S. Pietro, nella quale era
la celebre pittura del Domenichino, rappresentante il Martirio
di S. Sebaſtiano, alta palmi 33, e larga 19, e mezzo, non
ſolo ſenza leſione di etsa, ma anche ſenza guaſtare gli ornati,
ed un arco di marmi fini, dentro del quale era collocata; atteſo, ¬
che non rimanendo ſpazio tra l'arco, e la pittura da intelajarſi, ¬
come suol praticarsi in simili operazioni, non arrivavano ¬
a comprendere come mai potesse farsi, particolarmente
per doversi tagliare , e traſportare un gran pezzo di muraglia.
Datagliene, ciò non oſtante, l'incumbenza da chi aveva l' autorità di
farlo, la condusse con non moltissima fatica felicemente a fine,
tagliando, e cavando senza intelajatura dall' arco il gran pezzo
di muraglia colla Pittura, e quelli stessi, che avevano derisa
la ſua eſibizione, confeſsarono, che mercè la nuova ingegnoſa
maniera ritrovata da Maeſtro NICCOLa di fare ſimile operazione ¬
ſenza l' intelajatura, poteva anche in altre simili congiun
ture praticarsi.
Pose egli i due ferri CC per reggère la muraglia dipinta, levò
dai piedi della Pittura la cornice di marmo E: fece sottentrare, ¬
e ſtabili nel vano di essa cornice il Tavolone D, e levata
anche la cornice da capo F, cominciò il taglio, il quale a proporzione, ¬
che andava avanzandoſi, ſi levavano le cornici GG.
Condotto a fine il taglio della detta muraglia dipinta, venne ella ¬
a posare interamente sopra il Tavolone D fatto con due incaſtri ¬
nell' eſtremità, acciocchè potesse servire di telajo per la
parte inferiore; alcuni Manuali principiarono a dar leva al Tavolone ¬
nel tempo ſteſſo, che altri Manuali ſtavano in parata in
cima della medesima muraglia, per impedire le ondulazioni irregolari ¬
, ed un altro girava ora da una parte, ora dall' altra
a once a once i curri II, sintanto che uscita dall' arco la detta
muraglia, potè facilmente intelajarſi. Fu poi la Pittura coperta
con togli di carta incollati insieme, e tutta la muraglia non
meno d'avanti, che di dietro ben ricoperta di stoppa, e di
ſtuore , e ſopra queſte furono messe Tavole, e Travicelli concatenati -
con cavicchie a vite, e chiodi, quelli d'avanti con quel
li di dietro.
Finalmente tutta la mole fu colcata per piano, e poi posta per
coltello sopra la Nizza K, traſportata nello ſtudio del Muſaiciſta, ¬
ed ivi alzata per copiarla in muſaico, ſcoperta, e trovata
ſenza un minimo patimento, ed ora ſi vede collocata nella
gran Chiesa di Santa Maria degli Angeli.
TAVO¬