Volltext : Saggi di naturali esperienze fatte nell’ Accademia del Cimento

—  71  duta -
  la  moglie,  abbracciò  lo  stato  ecclesiastico,  che  gli  fruttò  il
grado  di  Provveditore  dello  Studio  Pisano,  di  Prelato  e  Priore
della  Chiesa  conventuale  dei  Cavalieri  di  Santo  Stefano;  tra
il  1669  e  71  cessò  di  vivere.  Nulla  fece  pel  pubblico,  poco  per
l’Accademia,  solo  vi  è  memoria  di  un’  esperienza  di  lui  per  conoscere -
  se  i  vuoti  lasciati  dal  Mercurio,  fossero  ripieni  dell’  esalazioni ¬
  di  esso.
Il  Borelli,  il  quale  dopo  tre  soli  mesi  che  l’Accademia  del  Cimento ¬
  era  istituita  già  se  ne  mostrava  malcontento,  scrivendo  al
Rinaldini,  parla  della  troppa  ambizione  di  alcuno  degli  Accademici,
il  quale  essendo  Peripatetico  marcio  e  musfo,  vuol  comparire  con  una
toga  tolta  in  prestito  di  Filosofo  libero  e  sincero  (1);  ed  il  Targioni
coll’editore  che  primo  pubblicò  quella  lettera  insieme  alle  altre
che  formano  appendice  alle  Vitae  Italorum  doctrina  excellentium,
sospetta  che  il  Borelli  intenda  parlare  di  Alessandro  Marsili  :  io
non  ho  documenti  che  tolgano  quel  sospetto  nè  che  lo  avvalorino,
quando  tra  questi  non  si  voglia  prendere  in  considerazione  l’indole
degli  altri  Accademici,  e  la  carica  di  Provveditore  ch’egli  godeva
in  quel  tempo,  ed  alla  quale  non  si  sarebbe  certo  inalzato  uno
spirito  novatore  e  che  apertamente  avesse  manifestato  una  dottrina
contraria  a  quella  che  allora  professavano  i  più.
Carlo  Rinaldini  de’  Conti  di  Montagnolo,  famiglia  originaria
senese,  nacque  in  Ancona  il  30  Dicembre  1615.  Ebbe  âcuto  e
solerte  ingegno,  l’età  sua  lo  disse  Teologo,  Filosofo  e  Matematico,
la  nostra  lo  rammenta  Accademico  del  Cimento.  Nella  guerra  che
Urbano  VIII  mosse  alla  famiglia  Medici,  fu  dal  Generale  dell’esercito -
  pontificio,  Taddeo  Barberini  fratello  del  Papa,  fatto  ingegnere
militare,  quindi  aio  e  maestro  de’  suoi  figli.  Chiese  nel  1648  la
cattedra  delle  Matematiche  vacata  in  Pisa,  ma  essendo  più  in  fama
di  Filosofo  che  di  Matematico,  l’anno  appresso,  raccomandato
dalla  Duchessa  di  Parma  al  Granduca  Ferdinando,  venne  lettore
primario  di  Filosofia  in  quella  Università:  qui  talora  deviò  dalla
corrente  peripatetica,  spiegando  agli  scolari  le  opere  del  Gassendo,
(1)  V.  Lettere  inedite,  T.  I,  pag.  95.
            
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