Volltext : Lib. X (10)

LIBRO  X.
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torri  ambulatorie  (1),  che  portava  intorno  nell'  esercito -
  anco  disfatte,  ed  oltre  a  ciò  la  trivella,  la
macchina  salitoria  (2),  colla  quale  si  può  fare  facilmente -
  (3)  il  passaggio  al  muro;  ed  anco  il
corvo  demolitore  (4),  che  alcuni  chiamano  grue.
(1)  Il  Gal.  ha  già  fatta  italiana  la  voce  ambulatorias  del
testo.  Queste  torri  sono  descritte  da  Vegezio  nel  lib.  IV.
cap.  XVII.  e  seg.  Sono  pure  ricordate  da  Ircio  nel  suo  libro -
  della  guerra  Alessandrina,  e  da  Giulio  Cesare  in  quelli
della  guerra  Gallica  e  della  guerra  civile.  Erano  queste  composte -
  di  travi  e  tavole  alla  maniera  di  un  edifizio;  e  con
esse  si  superavano  non  solo  le  mura  della  città  assalita,  ma
ben  anche  le  stesse  torri  che  la  difendevano.
(2)  Abbiamo  in  italiano  salitore  e  salitojo:  ci  sia  permesso -
  anche  l'  aggettivo  salitorio  e  salitoria.
Crede  il  Filandro  che  fosse  questa  una  macchina,  che
per  mezzo  di  un  artifizio  nascosto  si  andasse  innalzando,  e
che  giunta  alla  necessaria  altezza  la  si  fermasse  per  mezzo
di  funi.  Potevasi  anche  fare  scorrere  un  tavolato  alla  foggia
che  nel  torchio  s'  innalza  e  si  abbassa  lo  strettojo.  Pare  che
questa  macchina  corrisponda  a  quella  che  Vegezio  nel  cap.
21.  del  lib.  IV.  chiama  Tollenone,  e  che  si  costruiva  cosi.
Si  fissava  in  terra  un'  altissima  trave,  alla  cui  sommità  si
congiungeva  trasversalmente  un'  altra  trave  più  lunga  che  la
metà  della  prima,  e  ciò  a  guisa  di  una  stadera,  val  a  dire
che  se  un'  estremità  di  questa  trasversale  s'  innalzava,  l'  altra -
  si  abbassava.  Ad  un  estremo  di  questa  si  componeva  con
tavolati  una  macchina,  sopra  di  cui  potevano  stare  alquanti
uomini  armati,  i  quali  mettevano  sulle  mura  della  citta  coll' -
  alterno  alzarsi  ed  abbassarsi  dei  due  estremi.
(3)  Il  lat.  plano  pede.  Noi  l'interpretiamo  per  un  avverbio -
  che  significhi  facilmente,  del  che  abbiamo  dato  ragione -
  nella  nota  n.°  1.  pag.  87.  lib.  I.
(4)  Potrebbe  sospettarsi  che  questa  macchina  servisse  ad
abbrancare  le  macchinazioni  avversarie  e  trasportarle  dentro
delle  mura;  come  si  narra  aver  fatto  Callia  architetto  in  Rodi; -
  ed  allora  dovrebbe-assomigliarsi  a  quella  che  Giulio  Polluce -
  chiama  con  voce  greca  geranon,  ossia  gru,  con  cul  nel
teatro  si  rapivano  1  corpi,  e  della  quale  si  servi  l'  Aurora
per  rapire  il  corpo  di  Mennone.  Ma  siccome  Vitruvio  dà  a
questa  macchina  l'  aggiunto  di  demolitore,  il  Filandro  pensô -
  invece  che  fosse  quella  descritta  da  Polibio  nel  primo  li¬
            
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