CAPO XIX.
ramento de' conj giusta il suono, colle musicali
ascoltazioni si caricano le catapulte.
CAP. XIX.
Delle macchine oppugnatorie.
38. Ho detto tutto ciô che ho potuto di queste -
cose : ora mi resta parlare delle cose spettanti -
all'oppugnazione (1), con quali macchine i capitani -
possano essere vincitori, e le città difese :
e prima di tutto raccontasi che cosi sia stato inventato -
l' ariete (2) per le oppugnazioni. I Cardono -
le funi torte con nervi o capegli, se prima non rendano -
un suono eguale, il quale dipende dall eguaglianza della
tensione. Che se le braccia non saranno omotone, ossia tese
egualmente, e perciò non esatta la vibrazione, le funi non
daranno certamente un egual suono. Ed è questo uno der
motivi, che accennò Vitruvio al cap. 1. lib. I., della necessità -
che ha l' ingegnere di conoscere la musica. A questa cognizione -
però fu al nostri giorni sostituita quella del moto
dei projetti, dedotto dai principj della fisica generale per dirigere -
un corpo ad un punto determinato.
(1) Le macchine sono di espugnazione, quando con le
medesime si va ad attaccare il nemico, delle quali tratta Vitruvio -
in questo capitolo e nei due susseguenti. Diconsi poi
di resistenza o di difesa quando servono ad opporsi alle
macchinazioni avversarie; e Vitruvio ne fa parola nel capitolo -
ultimo.
(2) Plinio nel lib. VII. cap. 56., al riferir del Filandro,
attribuisce l' invenzione dell' ariete, siccome macchina murale, -
ad Epeo presso Troja. Quale poi fosse, può desumersi
dal lib. III. di Giuseppe intorno alla guerra Giudaica. Egli
dice essere questo un immenso trave simile all' albero di un
naviglio, la cul estremità armata di ferro si conforma à somiglianza -
di un ariete, da cui trae il nome. E il medesimo
attaccato nel mezzo con fum ad un' altra trave a foggia di
una stadera soffolta da ogni parte da pali. Spinto poi dalla