Full text : Lib. X (10)

GAPO  XV.
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delle  catapulte,  delle  baliste,  e  con  quali  simmetrie -
  si  debbano  apparecchiare,  e  primieramente
delle  catapulte  (1)  e  degli  scorpioni.  Dedotta  adunque -
  ogni  loro  proporzione  dalla  lunghezza  della -
  saetta,  che  quest  organo  deve  tirare,  si  faccia
eguale  alla  sua  nona  parte  la  grandezza  dei  fori
nei  capitelli,  pei  quali  si  stendono  i  nervi  torti,
che  debbono  contenere  le  braccia  delle  catapulte.
L'altezza  poi  e  la  larghezza  dei  fori  del  capitello -
  si  formino  cosi.  Le  tavole  che  sono  all'  alto  e
al  basso  del  capitello,  e  che  diconsi  paralleli,  si
facciano  della  grossezza  di  un  foro,  e  della  larghezza -
  di  uno  e  del  suo  dodrante  (2):  nell'  estre¬(1) -
  Da  questo  cap.  e  dai  due  seguenti  si  deduce,  che  le
catapulte  e  gli  scorpioni  servivano  a  scagliare  saette,  e  le  baliste -
  a  scagliare  pietre.  Vegezio  nel  lib.  IV.  delle  cose  militari -
  scrive,  che  con  le  baliste  non  solo  si  scagliavano  pietre,
ma  ben  anche  dardi.  Nel  lib.  I.  della  guerra  civile  di  Giulio -
  Cesare  si  legge,  che  dalle  catapulte  si  partivano  sassi.  E
parimente  Valerio  Massimo  nel  lib.  I.,  Cicerone  nel  lib.  II.
delle  Quistioni  Toscolane,  ed  altri  citati  dal  Nonjo,  dicono
che  con  le  baliste  si  scagliavano  selci.  Ma,  come  osserva  il
Galiani,  benchè  presso  alcuni  autori  si  trovino  confusamente -
  nominate  le  catapulte,  gli  scorpioni  e  le  baliste,  facendo
indifferentemente  o  all'una,  o  all'altra  gettar  sassi  o  saette,  nel
nostro  autore  però,  come  uomo  della  professione,  si  trovanc
distinti  gli  scorpioni  e  le  catapulte  dalle  baliste  :  queste  per
gettar  sassi,  que'  due  per  le  saette;  a  sola  differenza  che  gli
scorpioni  non  erano  se  non  piccole  catapulte,  come  si  ha  anche -
  da  Vegezio  nel  cap.  22.  lib.  IV.,  in  cui  dice,  che  si  chiamavano -
  scorpioni  quelli  che  al  suo  tempo  dicevansi  manubaliste,
e  cio  dall'  apportar  la  morte  che  facevano  per  mezzo  di  piccoli -
  e  sottili  dardi.
(2)  Dodrante,  secondo  gl'  interpreti  della  latinità,  è  la
nona  parte  dell'  asse.  La  versione  dev'  essere  dunque  d'  un
Joro  e  della  sua  nona  parte.  Cosi  intese  il  Barbaro,  ma  non
tradusse  esattamente,  dicendo  per  uno  et  nove  parti.  Il  Galiani -
  però,  e  dietro  ad  esso  l'Orsini  traducono  uno  e  un  ottavo.
VITRVVIO,  Lib.  X.
            
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