CAPO XIV.
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sporga dalla circonferenza. Al di sopra dell' altro
cassettino con quello confitto siavi rinchiuso un
timpano in piano similmente dentato, ne denti
del quale concorra il dentello affisso al lato del
timpano in coltello, sicchè urtando ne denti del
timpano in piano, ad ogni revoluzione spingendo
in giro ciaschedun dente, faccia girare il predetto -
timpano. Nel medesimo timpano in piano si
facciano fori, ne quali sieno posti calcoli tondi:
nella teca di questo timpano (cioè nel cassettino
si scavi un foro, avente un canaletto, per dove il
calcolo liberato dall' impédimento, cadendo in un
vase di rame, significhi un suono (1). Cosi quando -
la nave avrà avuto l'impulso o dai remi, o
dal soffio del vento, le pinne delle ruote toccando -
l' acqua contraria, retrospinte con grande veemenza -
faranno girare le ruote. Queste poi convolgendosi, -
seco trarranno l'asse, e l' asse il tim¬(1) -
Il Pancirolli conghiettura che l' invenzione dei moderni -
orologi derivasse da questo meccanismo Diffatti l'unione -
delle ruote, ed il moto sono simili. Gli antichi non
ebbero orologi che indicassero col suono il numero delle ore, -
particolarmente per la loro ineguaglianza, essendo costantemente -
diviso tanto il giorno quanto la notte in dodici
parti. Tuttavia si può supporre che avessero pensato ad ottener -
ciò in qualche modo, se si pone mente ai sassolmi cadenti -
nei catini ricordati da Vitruvio nel cap. 9. lib. IX, ed
alla clepsidra notturna di Platone, accennata da Ateneo. Eghinardo -
racconta che Carlo Magno regalò al Re dei Persiani
una clepsidra, nella quale alcune pallottole di metallo cadevano -
in recipienti pur di metallo, annunziando col loro suono -
il numero delle ore. Le ore però si segnavano in modo
divérso dal nostro, poiché si osserva che quelle pallottole erano -
dodici, e che per segnar dodici ore erano necessarj 78
colpi. Strat.