CAPO VI.
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infranta dal tempo la base dell' Apollo colossale
nel tempio, nel timore che la statua cadesse e si
stritolasse, appaltarono il taglio d' una base dalle
stesse petraje. Paconio fece il contratto. Questa
base era lunga dodici piedi, larga otto, alta sei :
e Paconio dalla vanità stuzzicato la trasportò non
come Metagene, ma col medesimo scopo stabili
di fare una macchina di altro genere. Fece adunque -
le ruote di circa quindici piedi, e tra queste -
ruote serrò le teste del sasso : indi intorno
ad esso da ruota a ruota infisse circolarmente certi -
fusi grossi due dita, talchè un fuso non distasse -
più che un piede dall altro. Poscia all' intorno -
de fusi ravvolse una fune; ed aggiogati i
buoi fece tirare la fune; la quale dispiegandosi
volgeva le ruote, ma non poteva tirare a linea
retta, ed usciva ora in una ora in un altra parte -
; perciò era necessario l' indietreggiare. Cosi
Paconio spingendo innanzi e indietro consumò il
denaro, talchè non potè compire l'impresa.
gesse tornasse l'altra a ravvolgersi. Perlochè noi crediamo
che la macchina di Paconio, corretta da questi inconvenienti, -
fosse preseribile di gran lunga a quella di Metagene.
La fig. 7 della Tav. I. rappresenta la forma di questa
macchina nella maniera che la immaginò il Newton, cioè
con le ruote non applicate all' estremità della base, ma più
prossime alla metà della- medesima, e ciò sull' avvertenza
che essendo i fusi grossi solamente due once, non potevano
per la lunghezza di dodici piedi ch' era quella della base
sostenere la pressione, nè il proprio peso, senza rompersi.
Ma lo Stratico osserva che anche per la lunghezza di soli
sel piedi avevano poca grossezza per resistere, à meno che
non si supponessero di ferro, ipotesi però ehe non ha nessun -
indizio per essere ammessa.