Full text : Lib. X (10)

GIUNTA  III.
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ampio,  perchè  serviva  a  scagliare  grandi  sassi.  Erone  assume -
  per  questo  intervallo  il  doppio  della  lunghezza  delle
braccia;  per  lo  che  si  costruivano  separatamente  le  due  parti -
  che  contenevano  le  corde,  indi  si  collegavano  con  due
lunghi  legni  orizzontali,  detti  come  prima  tavole,  le  quali
anzichè  rettangolari  si  facèvano  di  forma  romboidale.
Costrutto  poi  il  capitello,  lo  si  collocava  sopra  un  tavolato -
  orizzontale  formato  di  varj  travi  equidistanti  collocati -
  nel  senso  della  lunghezza  del  capitello,  congiunti  cou  altri -
  travi  trasversali,  e  coperti  con  tavole.  Questo  tavolato
corrispondeva  alla  cosi  detta  tavola  nello  scorpione.  Sopra
di  questo  se  ne  collocava  un  altro  similmente  costrutto  corrispondente -
  alla  regola  dello  scorpione,  e  tale  che  sporgeva
d'ambe  le  parti  dal  primo  tavolato.  Questo  secondo  sosteneva -
  i  sassi  da  scagliarsi,  ed  era  collegato  al  capitello;  tutto
il  rimanente  era  disposto  come  nella  catapulta.  Si  doyeva
poi  disporre  le  parti  di  questa  macchina  in  modo,  che  la
corda,  la  quale  univa  le  due  braccia  del  capitello,  nello  stendersi -
  andasse  a  colpire  il  sasso  verso  il  suo  centro;  e  perchè -
  il  colpo  fosse  più  preciso  la  corda  dell'  arco  non  si  tesseva -
  cilindrica,  ma  parallelepipeda,  avente  alla  sua  metä  un
anello,  nel  quale  s'  internava  l'  uncino  che  la  teneva  ripiegata. -
  Queste  macchine  dovevano  essere  formate  del  legno
più  duro  e  forte  che  fosse  possibile,  combinando  però  tutta
quella  leggerezza  che  fosse  compatibile  con  la  solidità,  onde
facilmente  si  potessero  tradurre  da  un  luogo  all'  altro.  E  per
questo  si  costruivano  tutte  le  parti  separatamente;  ad  eccezione -
  delle  due  che  contenevano  gli  emitoni,  composte  di
una  parasta  e  di  una  mesosta,  le  quali  erano  tutte  di  un
pezzo.  La  balista  era  poi  sostenuta  da  una  base,  accennata
tanto  da  Vitruvio  che  da  Erone,  ma  non  descritta;  sembra
peraltro  che  non  differisse  da  quella  che  reggeva  la  catapulta, -
  come  si  può  dedurre  dai  termini  adoperati  da  Vitruvio -
  per  accennare  alcune  parti.
Dopo  avere  indicate  queste  macchine  Vitruvio  raccoglie
nel  capitolo  XVII.  le  principali  regole  della  balista,  relative
alle  macchine  stesse.  Stabilisce  in  primo  luogo  che  la  grandezza -
  dei  sassi  da  scagliarsi  debba  essere  proporzionale  ai
diametri  dei  fori  praticati  nel  capitello;  e  la  legge  di  questa
proporzionalità  si  vede  nella  seguente  tabella,  nella  quale  lo
            
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