GIUNTA II.
tenère che Newton ne sia assolutamente il créatore. E vero
che Keplero, spiegando l'azione della Luna sulla Terra e
viceversa, e cercando di penetrare nell' essenzialità del moto, -
lu il primo a dar l'idea della gran teoria newtoniana;
ed é vero che dopo di lui Descartes tentô di spiegare le
medesime cause; ma Keplero non fece che spargere un raggio -
di luce, ed il sistema di Descartes non si accordava con
la maggior parte dei senomeni; e percio si dovette adottare
quello che propose e sviluppô in seguito il filososo inglese,
e che fu portato al massimo dell' evidenza dal eelebre La¬Place; -
sistema, che, spiegando lodevolmente i senomeni osservati, -
conferma a meraviglia le leggi stesse determinate dall'astronomia -
geometrica.
Si giunse pertanto con quest' ultima parte, che si può
giustamente chiamare astronomia sublime, a ridurre la scienza -
non a pure ipotesi, non a sole probabilità, ma a dimostrazioni -
esatte, quanto sono, esatti i principi delle scienze
sussidiarie, cioè la geometria, l' algebra, la meccanica. Che
se pure vi rimanesse qualche piccolo errore, non è questo
dovuto alla teoria, ma solo all' esecuzione degli stromenti
necessari all' osservazione, i quali dipendendo dalle arti meccaniche -
non possono mai giungere all' esattezza matematica.
Ora tale essendo l'ordine, con cui si è formata la scienza -
astronomica, è ben certo che il metodo pid naturale pet
trattarla e per istudiarla è quello di seguire l'ordine stesso;
cioe osservare prima i fenomeni, e poscia dedurne le conseguenze. -
Nulladimeno essendo il metodo analitico in ogni
scienza molto lungo, e venendo percio spesso abbandonato
per appigliarsi al sistematico, quando peraltro sia bene comprovato, -
non sarebbe improprio l' adoprarlo anche nell' insegnare -
l'’astronomia, con istabilire le sue proposizioni generali, -
ed andare di mano in mano dimostrandole, onde poter -
cosi giovare maggiormente a quelli che debbono servirsi -
dei vantaggi che porta l'astronomia, anziché applicarsi a
rintracciarne di nuovi. Ed a questo mirò l'astronomo Francoeur -
nella prima parte della sua Uranografia, in cui appunto -
egli cerca di sbarazzare i movimenti reali dei corpi
celesti da una folla di apparenze piu o meno ingannatrici;
e dopo di cio egli esamina le apparenze stesse, e ne trae