GIUNTA 1.
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piano orizzontale; esaminata poi l'ampiezza dello stesso passo -
nella salita la si conobbe eguale alla metà della prima;
quindi si stabili la regola, seguita dalla maggior parte degli
architetti, che debbasi nella formazione di un gradino aver
di mira, che la sua larghezza unita al doppio dell' altezza
costituisca sempre una somma equivalente all' ordinario passo -
orizzontale. Dietro questa regola il sig. Giuseppe Soli nelle -
sue aggiunte al Manuale di Architettura di Giovanni Brança -
stabilisce che l'altezza di un gradino debba stare fra nove
e sei once di palmo romano, cioè fra metri o,16725 e metri -
o, 1125 ; e trova che per l'altezza di nove once il suo
rapporto alla larghezza sarà di 1: 2, per otto once di 2 : 5,
per once sette di 1 : 3, per once sei di 1 : 4. Il Milizia invece -
seguendo la stessa regola, e, come dic' egli, l'esperienza, -
prefigge che per una comoda salita l' altezza del gradino -
non deve mai sorpassare sei pollici di piede parigino
(metri o, 1625 ), nè essere minore di quattro pollici (metri -
o, 08125); per cui la larghezza starà fra i dodici e sedici -
pollici, ossia fra metri o, 325 e metri o, 40625. Non è
pertanto da rimproverare gran fatto al Galiani di avere nei
suoi comenti a Vitruvio assegnata ai gradini una larghezza
doppia della loro altezza, prima perchè dice essere tale la
pratica dei suoi tempi, e poscia perchè il minimo dell' altezza -
fissato tanto dal Branca, quanto dal Soli e dallo stesso -
Milizia è sempre sudduplo della corrispondente lunghezza. -
Avremmo qui taccia di negligenza se non riportassimo
la nuova regola immaginata dal professore di architettura in
Palermo, il signor Giuseppe Venanzio Marvuglia, con la
quale si cerca di stabilire un rapporto generale fra quelle
due dimensioni per tutte le specie di gradini. Ecco le sue
parole:
Riflettendo sulla maggiore agevolezza delle scale, osservo -
che in gran parte dipende dalla ragion che passa tra la
pedata ed alzata del gradino, o sia tra la larghezza e l' altezza -
del medesimo. Laonde, a mio parere, si deve stabilire
una regola generale, che determini tutte le specie possibili
de' gradini fra i due estremi della comodità, cioè fra il massimo -
comodo e il minimo incomodo possibile. Tale è il pro¬