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LIBRO IX.
sandosi in cose ancor più alte dell' aere, pei gradi -
delle memorie sollevatesi al cielo, hanno la forza -
di far noti in perpetuo (1) ai posteri non solo -
i proprj pensieri, ma ben anco le proprie sembianze -
(2).
11. Quelli adunque che hanno le menti ammaestrate -
colle giocondità delle lettere non possono -
non avere consecrato ne' loro petti, come
d'una divinità, il simulacro di Ennio poeta: e
cosi coloro che assiduamente si dilettano dei versi -
d'Accio, credono sempre d'aver presente non
solo il valore delle parole, ma ancora la sua sembianza. -
Parimente un gran numero di quelli che
nasceranno dopo la nostra età stimeranno quasi
di disputare sulla natura delle cose con Lucrezio.
e sull arte rettorica con Cicerone (3). Molti de
(1) Vegezio nel lib. II. 3. delle cose militari dice con
eguale senteuza, che le cose prodotte dalla forza vivono una
sola etä, ma quelle che tornano a vantaggio della repubblica -
durano eternamente. E Cicerone nel II. Phil. parlando di
Marco Giunio Bruto: mancava il corpo del liberatore, ma
bi éra presente la memoria della libertà, nella quale vedevasi -
l' immagine di Bruto. Cosi lo Stratico.
(2) Questo sdegnoso e sublime sentire è degno del cuor
bollente di un antico Romano. Chiunque non vi partecipa
col proprio animo, rinunzj all' uffizio di scrittore e vada a
trattar quel mestiere che può procacciargli in vita lode e
denaro. I nostri tre maggiori Italiani (non neghi Firenze all' -
Italia intera la partecipazione di cotanta gloria) Dante,
Machiavelli, Galileo, quantunque privi di onori, logorati dalla -
povertà e dalle persecuzioni, spinsero le loro menti divine -
ben più alto (per usar la vitruviana espressione ) delle
regioni dell' aria, dove dalle sedi dell' immortalità e della
gloria splendono a perpetuo vantaggio della posteritä.
(3) Qui si deve osservare che Vitruvio dà il nome di
benefattori del genere umano ad Ennio, ad Accio, a Lucre¬