Volltext : Lib. IX (9)

CAPO  III.
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9.  Trasportisi  ora  la  mente  alle  invenzioni
di  Archita  Tarentino  e  di  Eratostene  Cireneo  (1).
1341  1
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l'  altra  sostanza  sotto  un  volume  eguale  a  quello  del  misto.
divisa  per  la  differenza  fra  il  peso  specifico  della  sostanza,
di  cui  si  cerca  il  volume,  e  quello  dell'  altra.  Si  avverta  però -
  che  si  suppose  il  peso  ed  il  volume  del  composto  eguale
alla  somma  dei  pesi  e  dei  volumi  dei  componenti,  per  avere -
  le  suddette  equazioni;  la  qual  cosa  pero  non  ha  sempre
luogo,  perciocchè  la  combinazione  chimica  di  più  sostanze,
alterando  la  maniera  di  aggregazione  delle  molecole,  produce -
  una  massa  di  maggiore  o  minor  densità  di  quelle  dei
componenti,  e  quindi  il  volume  viene  ad  essere  minore  o
maggiore  della  somma  di  quelli:  similmente  nella  stessa  combinazione -
  talvolta  si  perdono  alcune  particelle  delle  sostanze
che  si  commischiano,  e  quindi  la  massa  risultante  non  può
eguagliare  la  somma  delle  due  che  la  produssero.  Sicché
per  poter  anche  in  questi  casi  ottenere  la  soluzione  del  problema, -
  sarà  necessario  conoscere  il  rapporto  del  nuovo  volume, -
  e  del  nuovo  peso  ai  volumi  e  pesi  primitivi;  per  cui
se  supponiamo  che  il  rapporto  fra  i  volumi  sia  m,  e  quello
fra  i  pesi  sia  n,  l'equazioni  sopra  stabilite  si  cangeranno  nelnb— -
  mad
le  seguenti  xyma;  cxdynb;  e  quindi
ed
nb—  mac
Jdc -

(1)  Celebre  fu  in  ogni  tempo  il  problema  deliaco  della
duplicazione  del  cubo,  ricordato  qui  da  Vitruvio;  il  quale
può  esprimersi  cosi  :  dato  il  lato  di  un  cubo,  trovare  il  lato
di  un  altro  cubo  che  sia  doppio  del  primo;  sicchè  detto  a  il  primo, -
  deve  cercarsi  un  valore  che  sia  radice  cuba  di  249,  il
quale  sarà  espresso  per  aV;  ma  siccome  la  radice  del  due
e  incommensurabile,  ne  segue  che  il  calcolo  numerico  non
puo  soddisfare  a  quella  ricerca.  Ed  è  perciò  che  si  narra
aver  Platone  impallidito  alla  proposta  dell'  Oracolo,  conoscendo -
  che  le  matematiche  non  erano  ancora  giunte  a  quel
punto  di  poter  esaurire  la  domanda  del  Dio.  Nulladimeno
tutti  i  matematici  di  quel  tempo,  ed  anche  i  posteriori  si
occuparono  di  quella  risoluzione.  Alcuni  attribuiscono  a  Platone, -
  altri  ad  Ippocrate  di  Chio,  l'  aver  dimostrato  che  ciò
si  poteva  conseguire  qualora  si  fossero  determinate  due  medie -
  proporzionali  continue  fra  il  lato  del  cubo  dato  ed  il
suo  doppio.  La  ricerca  perô  di  queste  due  medie  fu  tentata
per  varie  strade.  Archita,  come  dice  Vitruvio,  si  servi  dei
semicilindri,  Eudosso  dei  flessi  delle  linee,  ed  altri  altramen-
            
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