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GIUNTA III.
Sulle applicazioni più importanti dell' Astronomia.
I bisogno condusse l'uomo all' osservazione precisa
dei fenomeni celesti; e le apparenze osservate gli tornarono
di non poco giovamento. Ma col volgere dei secoli si conobbe -
che l' ordine, dietro al quale succedevano, non era assolutamente -
costante, e se ne cercarono per lungo tempo le
cause. Alla fine l' umana mente disimpegnatasi dalle apparenze -
s' inalzò alla primaria sorgente, e discoprendo la costituzione -
reale dell' universo, insegnò che quanto accade
sotto ai nostri sensi non è che illusione (1). Tuttavia per
soddisfare gli stessi bisogni fu necessario di seguire le stesse -
apparenze, liberate però dagli errori che le rendevano
inesatte, e che non potevansi togliere senza conoscere le
cause, da cui provenivano. Quindi fu d' uopo nelle applicazioni -
considerare i fenomeni celesti quali si presentano ai
nostri sensi. Si dovette ritenere che la terra sia immobile
nello spazio ; che il cielo intero, su cui sembrano fissati innumerevoli -
punti scintillanti si aggiri d' intorno alla Terra
con moto precisamente uniforme da oriente verso occidente
in 23 h 56 4", 1 calcolate in tempo medio; che il Sole,
i pianeti, le comete facciano lo stesso giro, benchè siano contemporaneamente -
animati da un moto proprio, per cui non
conservano come le stelle una medesima distanza relativa;
che questo moto proprio, del quale non si può ayyedersi
che dopo qualche giorno, e talvolta anche dopo qualche
mese, sia ora più ed ora meno celere, per le quali variazio¬(1) -
Veggasi la Giunta precedente.