LIBRO VIII.
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ferule il laserpizio (1), ma in ogni regione e luol'incisione, -
dal tempo in cui si raccoglie, e da altre circostanze. -
Essa contiene sette parti di gomma ed una di resina. -
La più bella si ha in pezzetti più o meno grossi di color -
giallo o rosso, con alcune vene bianche ed alquanto trasparenti. -
Al gusto riesce amara ed acre; all' olfato aromatica, -
forte e nauseante in istato naturale, più grata quando si
abbrucia. La si adopera nelle ostruzioni della matrice, per
eccitare i menstrui e i lochii, contro l' asma, la tosse, l' itterizia -
e le affezioni scorbutiche; disciolta nell' acquavite
serve per le ulceri e per le cancrene; entra in molte preparazioni -
farmaceutiche, come nella teriaca, nella confezione di
giacinto ecc. Ci vuole però grande pratica prima di somministrarla, -
perchè può produrre molti inconvenienti, come la
disposizione all' aborto, al pisciamento di sangue ecc.
(1) Genere di piante pentandrie diginie della famiglia
delle ombrellifere, che comprende più di trenta specie quasi -
tutte proprie delle parti meridionali dell' Europa. Non è
bene determinato a quale di queste specie appartenga il laserpitium -
degli antichi, benche Rondelet creda essere il laserpitium -
gallicum. Fra i naturalisti antichi, quelli che più
ne parlarono sono Dioscoride e Plinio. Il primo, in un lungo -
articolo, fa conoscere ch' egli considerava laserpitium e
silphion siccome una sola pianta, che questa cresceva nella
Siria, nell' Armenia, nella Media e nella Libia, che alcuni
chiamavano silphion il fusto del laserpizio, magydaris la
sue radicé, e laseros il succo che se ne otteneva scarificandola. -
Questo succo, detto dai Latini laser, era una droga
preziosissima, rossigna, trasparente, odorosa e buôna al gusto. -
Quello di Cisene era sudorifero e di un odore grato,
quello di Siria e di Media invece non aveva queste proprietà, -
anzi il suo odore era disgustoso. La radice riguardavasi
siccome sommamente riscaldante, detersiva e risolutiva, qualità -
proprie anche del succo, il quale inoltre credevasi antispasmodico, -
buono pel male di gola, per le tossi rauche ecc.
Dioscoride soggiunge che in Libia vi era un' altra radice
chiamata magydaris simile a quella del laserpizio, ma più
grossa, che mandava una certa acrimonia e che non somministrava -
alcuna gomma. Plinio parla particolarmente del
laserpizio che si trovava nella Cirenaica, il quale però ai
suoi tempi era affatto distrutto per causa degli appaltatori
dei pascoli, che per loro maggior profitto lo lasciavano mangiare -
agli animali; distruzione che Strabone attribuisce invece -
alla irruzione fatta nella Cirenaica di alcune orde di barbari -
nomadi. Questo naturalista aggiunge, che a suo ricordo