CAPO III.
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zia (1) zampillante (2). E ciò dalla natura in
questa maniera si opera. Allorchè sotterra o dall' -
allume o dal bitume o dal solfo si eccita il
fuoco, col suo ardore arroventa la terra all' intorno -
di sè e spinge ai luoghi superiori un vapore
bollente; onde se in questi luoghi al di sopra vi
nascono fonti d' acqua dolce (3), incontrandosi
Roma un bosco da Numa consacrato alle Muse, in mezzo al
quale vedevasi un antro opaco, da cui sorgeva un' acqua
perenne, ed ov' egli tenea le sue conferenze con la Dea
Egeria. Veniva perciò detto il bosco delle Camene (ossia
delle Muse ) ; e porta Camena dicevasi la porta di Roma
che vi conduceva, nome che fu poi cangiato in Capena. Roma -
santa però, volendo tutto santificare, le diede quello di
S. Sebastiano, che conserva tuttora. Quest' acqua trovavasi
in una valle, e non fu quindi introdotta in Roma come solevasi -
per mezzo di acquedotti; come si ha anche da Giovenale, -
il quale nella satira terza, descrivendo l' accompagnamento -
fatto al suo amico Umbricio, dice che dopo aver
passata la porta Capena discesero nella valle Egeria. Che
se presso la porta Capena vi era un acquedotto che introduceva -
un' acqua in Roma, era questa, per quanto ci narra
Frontino, l' acqua Appia, la quale traeva origine dal campo
Lucullano.
(1) L' acqua Marzia, raccolta dalla via Valeria, entrava
in Roma per di sopra alla porta Esquilina e giungeva sino
alle terme di Diocleziano. Ebbe questo nome da un Marzio,
ch' ebbe incombenza dal Senato d' introdurre nella città acque -
nuove, ciò che fece essendo consoli Servio Sulpizio
Galba, e Lucio Aurelio Cotta, l' anno seicent' otto di Roma,
come si legge in Frontino; ed è quella che veniva dalla distanza -
di trentasei miglia da Roma. Plinio la ricorda siccome -
ottima.
(2) Il Galiani omise il latino saliens, aggiunto all' acqua
detta Marzia; eppure in quel saliens è abbastanza espresso
che veniva per un acquedotto da un punto più elevato di
quello d' onde spuntava in Roma, e che perciò zampillava
alla stessa guisa delle odierne fontane comuni.
(3) Vitruvio qui spiega benissimo la causa dell' aversi aeque -
calde buonissime ad ogni uso, non avendo acquistato