GIUNTA III.
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fetti che possono insorgere è necessario o d' interrompere il
corso dell' acqua, od anche di atterrare l' opera. Se la riparazione -
può farsi in poche ore, si devierà l' acqua; ma se
il tempo non sarà tanto breve, e il deviar l' acqua possa
portar grave nocumento per gli usi, cui viene destinata, allora -
si costruirà a fianco dell' acquedotto un muro allo stesso -
livello per tutto quel tratto che abbisogna di ristauro, e
sovrapposti a quel muro alcuni tubi si faccia continuare il
corso dell' acqua pei medesimi finchè incontri la parte dell'acquedotto -
che trovasi in buono stato. In tutti i casi peró
devesi eseguire la riparazione con la massima sollecitudine,
e non dar principio al lavoro se non siano approntati tutti
i materiali necessarj, e la stagione non lo permetta; la più
propria è la primavera e l' autunno; anche la state è favorevole -
alle costruzioni, se si eccettuano però i giorni di eccessivo -
calore, il quale impedisce alla muratura di saturarsi
di acqua, e quindi di consolidarsi.
Niun' opera, dice Frontino, esige maggior cura di quelle -
che devono stare nell' acqua; ma perchè abbia luogo il
miglior effetto deve altresi trovarsi la buona fede negl' imprenditori -
e nei direttori delle opere a senso delle leggi vigenti, -
le quali, benchè sieno a tutti note, da pochi vengono
però osservate.
Ai danni poi provenienti dalla natura o dalla imperfezione -
dell' opera si aggiungono quelli cagionati dalla malvagità -
dei possessori contermini, i quali troppo presso agli acquedotti -
piantano alberi ed edifizj, gli uni dei quali insinuandosi -
con le radici dissolvono i fianchi e le volte, e gli
altri ne indeboliscono le fondamenta; ovvero vi praticano in
vicinanza vie private e campestri, o vi chiudono l' accesso,
onde si possa provvedere alla ponservazione. A tutti questi -
inconvenienti riparano le leggi, quando sieno pienamente -
osservate; e molte ne emanarono i Romani, come si ha
da Frontino, che ne registra le principali. A proposito delle -
quali leggi devesi ricordare l' equità, con cui si conducevano -
quegli antichi quando volevano fondare un acquedotto -
senza danneggiare le proprietà dei privati; perciocchè
se i possessori non cedevano di buona volontà il fondo che