GIUNTA III.
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ne (1). Questo meccanismo consiste nel far muovere con
mezzo idraulico un pestello armato nella sua estremitä inferiore -
di uno scarpello dentato, come si vede nella fig. 3.
Tav. IX., il quale serve a triturar la pietra per tutto lo spazio -
che abbraccia; per lo che fa d'uopo che nel foro da
praticarsi cada una continua vena d' acqua onde facilitare
la triturazione, ed asportare poi la parte disciolta. L'asta di
questo pestello è di ferro lunga circa due metri, e grossa
otto centimetri diametralmente; in essa vengono praticati otto -
o dieci fori, contando dalla sua estremità superiore, in
uno dei quali si ferma una specie di cubo di legno, come
si vede in a, cerchiato di ferro alle sue estremità, e che
può scorrere lungo l' asta. Una ruota di molino può dar
moto contemporaneamente ad otto pestelli; questi innalzati
che sieno cadono verticalmente, ma siccome le leve sono
collocate fuori di centro, cosi nel rialzarsi devono fare un
giro circolare, per cui il tubo viene a perforarsi in forma
di cilindro; e la parte interna riesce perfettamente levigata.
Il cubo di legno poi serve ad aumentare o diminuire il colpo -
coll' abbassarlo od innalzarlo, ciò che deve farsi di mano -
in mano che si va internando nella pietra. La lunghezza -
dei tubi, che sino ad ora si perforarono con questo metodo, -
giunse a metri 1, 70; facile però dev' essere la modificazione -
per poterne ottenere anche di più lunghi.
L'effetto di questa macchina sta poi in proporzione
della facilità che presenta la pietra a polverizzarsi. Dalle opere -
finora eseguite si trovò che in dodici ore può formarsi
un tubo lungo metri 1,70 con uno scalpello del diamentro
di ventotto millimetri; sicchè col moto prodotto da un' ordinaria -
ruota da molino in dodici ore si possono ottenere
otto tubi, che possono costituire un canale lungo circa tredici -
metri, calcolando la parte che di un tubo deve internarsi -
nell' altro per avere un' esatta congiunzione.
E d' avvertirsi che in Trieste fu contemporaneamente
(1) Questo fu nella circostanza che si pensò di riattivare nella suddetta -
città due fontane, facendo provenire l' acqua da un castello eretto
alla distanza di 2853 metri; riattivazione dovuta principalmente al patrio -
costante zelo del Nob. sig. Raimondo Cortellazzis, allora Podestà di
Udine.