GIUNTA 111.
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co tempo entrare la Claudia, la Marcia, la Giulia, la Tepula, -
la Vergine, e tant' altre; onde, al dire di Giusto Lipsio,
l' acqua scorreva per la città a fiumi, e col mezzo di tubi
e di canali immetteva in quasi tutte le abitazioni. E per ciò
Plinio diceva, che se taluno estimerà giustamente la copia
d' acqua che si aveva per gli usi pubblici, pei bagni, per le
piscine, per le case, per gli euripi, per gli orti, per le ville
suburbane; e gli archi costrutti, i monti perforati, le valli
conguagliate per introdurla, dovrà confessare nulla esservi
stato al mondo degno di tanta meraviglia. Nè ciò era solo
in Roma, ma le provincie principali, la maggior parte delle
colonie, e le più distinte città erano similmente provvedute
di acqua quando la natura non ne avesse somministrata in
abbondanza.
In Roma, al riferir di Frontino, entravano nove acquedotti -
con 13594 tubi di, un pollice di diametro; Lipsio invece -
ne conta quattordici, e Pubblio Vittore venti, tutti costrutti -
di cotto, e di tale ampiezza che poteva entrarvi comodamente -
un uomo a cavallo; ciò che per altro era piccola -
cosa in confronto dell'altezza, a cui giungevano gli archi
e le vôlte che li sostenevano, la quale, per testimonianza
dello stesso Frontino, in qualche punto era persino di centonove -
piedi.
Non si risparmiavano quindi per la pubblica utilità spese -
o fatiche (1) ; i colli, i monti, le valli, i fiumi, i torrenti,
o qualunque altro ostacolo non erano insormontabili. Si andava -
in traccia di buone sorgenti alla distanza di trenta,
quaranta, sessanta e più miglia; si seguiva la china dei monti -
quaudo fosse tornato utile, se ne cingeva il fianco quando -
l' economia lo avesse richiesto, se ne attraversavano le
viscere quando altrimente non si avesse potuto mandare à
compimento il progetto. Ma per avere un' idea dell' immensità -
delle opere romane, e delle somme che dovevano profondersi -
nelle medesime, bastino le seguenti parole di Plinio,
„Agrippa nella sua edilità, dopo di avere aggiunto l'acque¬(1) -
Nell' acquedotto Claudio furono spesi, secondo Giusto Lipsie,
dietro la narrazione di Plinio, sette milioni e mezzo di filippi, cioé trentasette -
milioni e mezzo circa di franchi.