PREFAZIONE
soprannomato dagli Ateniesi filosofo scenico, l'aria
e la terra, e questa dai semi delle piogge celesti -
fecondata aver procreato i parti delle genti e
di tutti gli animali nel mondo, onde tutte le cose -
dalla medesima generate, spinte dalla necessita
de' tempi a dissolversi, ritornare in essa, e quelle
che nascevano dall'aria restituirsi alle regioni celesti, -
e non sogglacere a distruzione, ma dal disfacimento -
mutate ricadere nella stessa proprieta,
in cui furon da prima. Pitagora poi, Empedocle,
gnizioni che potevano acquistare ai loro tempi; e perciò l'astronomia, -
la fisica, l’ottica, la storia naturale, la botanica,
l’agricoltura ecc. somministravano le belle similitudini, e le
descrizioni veramente poetiche agli Omeri, agli Anacreonti,
ai Virgili, agli Ovidi, ai Manili, non meno che ai Demosteni -
e ai Ciceroni. Oggi invece la maggior parte dei letterati
mostrano una totale disistima per le scienze, e credono che
il loro merito consista semplicemente in uno stile puro ed
elegante. Ma in questo modo, dice il Francoeur nella sua
Uranografia, non si può giungere all'immortalità. Lo studio
degli antichi è ragionevole, ma perchè le loro opere sieno
proficue bisogna che vengano intese, e per intenderle bisogna -
per lo meno conoscere le scienze fino a quel punto che
le conoscevano gli antichi. Quintiliano vuole che il suo Oratore -
non abbia soltanto letto i poeti, ma che abbia percorso -
ogni maniera di opere non per semplice erudizione storiça, -
ma per conoscere la forza dei termini che sono adoperati -
dagli autori.
Euripide era dedicato interamente agli studj filosofici;
ma spaventato dalle persecuzioni del maestro Anassagora si
volse alla poesia, e compose quelle tanto celebrate tragedie
che gli procacciarono un nome immortale. Se tutti i filosofi,
che affaticano l' ingegno a spiegare le cause recondite della
natura imitassero l' esemplo d’ Euripide, renderebbero certo
molto maggior servigio alla società civile. Ma il talento poetico -
non si acquista colla volontà, e la natura lo impartisce
solamente a quei suoi prediletti, che conduce ella medesima,
a fronte di qualunque umano ostâcolo, sulla via della gloria.
— Compose novantadue tragedie, delle quali sole diciannove
giunsero fino a noi.