Volltext : Lib. VIII (8)

PREFAZIONE
soprannomato  dagli  Ateniesi  filosofo  scenico,  l'aria
e  la  terra,  e  questa  dai  semi  delle  piogge  celesti -
  fecondata  aver  procreato  i  parti  delle  genti  e
di  tutti  gli  animali  nel  mondo,  onde  tutte  le  cose -
  dalla  medesima  generate,  spinte  dalla  necessita
de'  tempi  a  dissolversi,  ritornare  in  essa,  e  quelle
che  nascevano  dall'aria  restituirsi  alle  regioni  celesti, -
  e  non  sogglacere  a  distruzione,  ma  dal  disfacimento -
  mutate  ricadere  nella  stessa  proprieta,
in  cui  furon  da  prima.  Pitagora  poi,  Empedocle,
gnizioni  che  potevano  acquistare  ai  loro  tempi;  e  perciò  l'astronomia, -
  la  fisica,  l’ottica,  la  storia  naturale,  la  botanica,
l’agricoltura  ecc.  somministravano  le  belle  similitudini,  e  le
descrizioni  veramente  poetiche  agli  Omeri,  agli  Anacreonti,
ai  Virgili,  agli  Ovidi,  ai  Manili,  non  meno  che  ai  Demosteni -
  e  ai  Ciceroni.  Oggi  invece  la  maggior  parte  dei  letterati
mostrano  una  totale  disistima  per  le  scienze,  e  credono  che
il  loro  merito  consista  semplicemente  in  uno  stile  puro  ed
elegante.  Ma  in  questo  modo,  dice  il  Francoeur  nella  sua
Uranografia,  non  si  può  giungere  all'immortalità.  Lo  studio
degli  antichi  è  ragionevole,  ma  perchè  le  loro  opere  sieno
proficue  bisogna  che  vengano  intese,  e  per  intenderle  bisogna -
  per  lo  meno  conoscere  le  scienze  fino  a  quel  punto  che
le  conoscevano  gli  antichi.  Quintiliano  vuole  che  il  suo  Oratore -
  non  abbia  soltanto  letto  i  poeti,  ma  che  abbia  percorso -
  ogni  maniera  di  opere  non  per  semplice  erudizione  storiça, -
  ma  per  conoscere  la  forza  dei  termini  che  sono  adoperati -
  dagli  autori.
Euripide  era  dedicato  interamente  agli  studj  filosofici;
ma  spaventato  dalle  persecuzioni  del  maestro  Anassagora  si
volse  alla  poesia,  e  compose  quelle  tanto  celebrate  tragedie
che  gli  procacciarono  un  nome  immortale.  Se  tutti  i  filosofi,
che  affaticano  l'  ingegno  a  spiegare  le  cause  recondite  della
natura  imitassero  l'  esemplo  d’  Euripide,  renderebbero  certo
molto  maggior  servigio  alla  società  civile.  Ma  il  talento  poetico -
  non  si  acquista  colla  volontà,  e  la  natura  lo  impartisce
solamente  a  quei  suoi  prediletti,  che  conduce  ella  medesima,
a  fronte  di  qualunque  umano  ostâcolo,  sulla  via  della  gloria.
—  Compose  novantadue  tragedie,  delle  quali  sole  diciannove
giunsero  fino  a  noi.
            
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