Full text: Lib. VII (7)

LIBRO V. 
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i telti di tegole, o colonne, od aspetti di fronti¬ 
spizi? Queste cose si pongono sopra le travature, 
non sopra i coperti di tegole. Se dunque ciò che 
non può aver ragione dalla verità del fatto sarà 
da noi approvato in pittura, ci accosteremo noi 
pure a quelle città, che, colpa di questi difetti, 
si giudicarono stolte. Pertanto Apaturio non o¬ 
sando risponder nulla in contrariò levò la scena, 
e cangiandola secondo il senso del vero, poichè 
l'ebbe corretta, ne restò soddisfatto. 
41. Oh facessero gli Dei immortali che rina¬ 
scesse Licinio, e correggesse questa demenza, e 
le usanze capricciose degl' intonacati (1)! Ma qui 
non sarà fuor di luogo l'esporre perchè una fal¬ 
sa opinione vinca la verità. Ciò che dunque gli 
antichi, dedicandosi alla fatica e all'industria, si 
sforzavano di rappresentare colle arti, or essi l'ot¬ 
tengono coi colori, e colla loro elegante apparen¬ 
za; e tutto quel valore che aggiungéva alle opere 
la finezza dell'artefice, ora dal dispendio del pa¬ 
drone non si lascia desiderare. 
42. Perchè qual mai fra gli antichi non fece 
parco uso del minio, quasi d' un medicamento? 
ed ora invece quasi tutte le pareti ne sono inve¬ 
stite, ed oltre ad esso di crisocolla, d'ostro, d'ar¬ 
menio. Or quando queste cose sono in comparsa, 
benché non vi siano state poste con arte, tutta¬ 
(1) Il testo tectoriorumque errantia instituta. Ci sembra 
di aver colto il senso.
	        
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