Full text: Lib. VII (7)

56 
LIBRO VII. 
no fiori, da cui escono altre figure, parte con te¬ 
ste di uomini, parte di bestie. 
37. Ma se queste cose nè sono, nè posson 
essere, nè furono, è dunque tanta la forza dei nuo¬ 
vi usi, che l'inerzia dei cattivi giudici mal vede 
le virtù delle arti (1). Perchè come mai può u¬ 
na canna realmente sosteneré un tetto, o un can¬ 
delabro un tempietto, cogli ornamenti del fronti¬ 
spizio, o un torso tanto molle e sottile una figu¬ 
ra seduta; ovvero dalle radici e dai torsi gene¬ 
rarsi parte fiori e parte dimezzate figure? Ma gli 
uomini malveggenti non riprendono si fatte cose, 
anzi se ne dilettano; nè considerano, se alcuna 
d'esse possa o non possa essere. Cosi le menti 
da infermi giudizj oscurate non sanno approvare 
quel che può stare coll' autorità e colla ragione 
della bellezza. 
38. Non si debbono dunque mai approvare 
quelle pitture che non sono simili al vero; e se 
anche fossero di elegante artifizio, per questo non 
se ne dee proferire un istantaneo giudizio, se l'ar¬ 
gomentazione non ne abbia chiarite senza diffi¬ 
coltà le ragioni (2). Onde anche quando Apatu¬ 
(1) Secondo la lezione del Pontedera. 
(2) Quel che importa in questo capitolo è il considerare 
che la narrazione qui fatta da Vitruvio intende a dimostrare 
l' introduzione del falso gusto, di quel falso gusto, che noi 
vediamo seguito dai nostri più illustri dél secolo decimose¬ 
sto, e che non ripugnò all' anima del divin Rafaello. Si leg¬ 
ga bene dai moderni artisti questo tratto vitruviano, e s'im¬ 
pari a seguir la natura e le vere ragioni dell' arte. 
Ma benchè sieuo chiari gli argomenti del latino architet¬
	        
Waiting...

Note to user

Dear user,

In response to current developments in the web technology used by the Goobi viewer, the software no longer supports your browser.

Please use one of the following browsers to display this page correctly.

Thank you.

powered by Goobi viewer