Volltext : Lib. VII (7)

LIBRO  VII.
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simulacki  di  Dei,  o  spiegazioni  ordinate  di  favole,
non  men  che  le  battaglie  trojane,  o  gli  errori
d'Ulisse  per  diversi  paesi  od  altre  cose  di  simil
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genere  dalla  natura  create.
36.  Ma  queste  cose,  che  gli  antichi  traeano
da  veri  esemplari,  ora  da  pessime  usanze  riprovansi -
  :  perchè  sugl'  intonachi  si  pitturano  mostri
invece  d'immagini  reali  dietro  cose  determinate  :
onde  in  iscambio  di  çolonne  si  mettono  canne,  e
in  luogo  di  frontispizj  uncinelli  scanalati  (1)  con
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(1)  Il  testo  harpaginetuli  striati.  Difficile  è  il  senso  della
parola,  e  molto  fantasticarono  ggl'  interpreti  per  determinarlo,
proponendo  varianti  non  già  trovate  nei  codici,  ma  prodotte
dalla  loro  immaginazione.  Noi  però  osservando  che  quest'ornamento, -
  qualunque'esso  fosse,  era  negli  edifizj  sostituito  ai
frontoni,  cercammo  possibilmente  di  avere  qualche  esempio
negli  antichi  monumenti  che  ne  chiarisse.  Ci  volgemmo  anche -
  a  Giuseppe  Riva,  autore  dell'  operetta  sui  cavedj,  che
noi  citammo  nel  lib.  VI.,  il  quale  ci  parlò  di  un  çodice  con
varie  miniature,  da  cui  egli  sperava  di  poter  trarre  qualche
lume,  In  causa  di  ciò  gli  siamo  debitori  di  una  lettera,  parte -
  della  quale  noi  crediamo  opportuno  di  qui  inserire,  invece -
  dei  sogni  che  si  fecero  su  questo  proposito.
„Il  volume  a  stampa  che  dichiara  la  raccolta  delle  mi¬„niature -
  del  codice,  onde  abbiamo  già  parlato,  à  questo  fron¬„tispizio: -
  =  Le  antiche  Camere  delle  Terme  di  Tito,  e  le
„loro  Pitture,  restituite  al  pubblico  da  Ludovico  Mirri  Ro¬„mano, -
  e  descritte  dall'  ab.  Giuseppe  Carletti.  Roma,  per
„Generoso  Salomoni  1776.  =  Le  ho  esaminate  diligentemen¬„te, -
  ma  non  vi  trovai  nulla  che  mi  possa  dare  spiegazione
„di  harpaginetuli  ;  come  bensi  la  trovai  della  parola  calami,
„dappoichè  quasi  tutte  le  pitture  sulle  pareti  dimostrano
„certe  capricciose  composizioni,  formate  massimamente  da
„dei  giunchi  e  canne  piuttostochè  colonne,  pei  quali  non
„oserei  dubitare  che  i  biasimi  fatti  da  Vitruvio  sul  cattive
„gusto  che  s'  introduceva  nel  dipingere  non  riguardino  se
„non  queste  almeno  altre  somiglianti  pitture.  E  quel  jun¬„ceam -
  proceritatem  columnarum  di  Cassiodoro  vuol  dire,
„che  col  decorrere  del  tempo  non  solamente  in  pittura,  ma
anche  nell'  architettura  era  poi  passata  questa  pestilenza,
            
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