CAPO IV.
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pilastri di mattoncelli di otto once, sui quali possano -
poggiare gli angoli di due tegole; e questi pilastri -
non abbiano niente più che la distanza di un
palmo dalla parete; indi dal basso all' alto della
stessa parete si affiggano per diritto delle tegole
unghiate (1), le parti delle quali s'impecino bene, -
affinchè rigettino l'umido: e dal basso all'alto -
fin sopra la volta abbiano i loro spiracoli. Allora -
poi s'imbianchino con calce liquefatta nell'acqua -
(2), affinchè non rigettino la incrostatura
testacea (3): perchè stante l'arsura cagionata dalle -
fornaci non possono ricevère, nè sostenere l'incrostatura, -
se la calce sottoposta non conglutini e
non costringa ad assembrarsi fra loro. queste due
cose. Tirata l'incrostatura in luogo dell'arenato,
si dia una mano di cotto, e tutto il resto si compia -
nel modo che fu prescritto di sopra, ragionando -
delle intonacature.
32. Gli ornati poi della pulitura degl'intonachi -
devono avere le loro proprie manière di decoro, -
talchè serbino la dignità adattata ai luoghi,
(1) Queste tegole sono fatte in modo che hanno nei loro
lati una sponda, per cui possono collegarsi esattamente quando -
vengono messe in opera. E degno di osservazione, dice il
Laet, che nel Belgio, e forse in altri luoghi, si usa di coprire -
le pareti interne dei conclavi çon tale specie di tegole
piane quadrate, dipinte a varie figure e rese lucide come vetro, -
per cui presentano un bellissimo spettacolo. Queste però -
non distano menomamente dalla parete, ma anzi alla medesima -
si collegano.
(2) Nel testo si legge aqua liquida; il Galiani però lascia -
il liquida, necessario aggettivo.
(3) Cioè di cotto, come sopra.
VITRVVIO, Lib. VII.