PREFAZIONE
20
chimede, Ctesibio, Ninfodoro, Filone Bizanteo,
Difilo, Carida, Poliido, Firo, Agesistrato. Dai löro -
commentarj adunque io raccolsi in un corpo
tuttociò che considerai utile in questi argomenti;
tanto più che ho veduto essere stati composti molti -
volumi in tale materia da Greci, e pochissimi
affatto dai nostri. Perchè Fussizio fu il primo a
dare alla luce un libro meraviglioso su queste couno, -
essendosi cangiata la voce latina unum nell' altra mirum,
come si rileva da alcuni codici. — Terenzto Varo scrisse nove -
trattati, fra i quali uno riguarda l'architettura; di questo -
autore Plinio nel lib. XXXV. cap. 2. parla cosi: „Quan¬„to -
ardesse d’ amore per le immagini, possono far fede e
„quell' Attico di Cicerone che pubblicò un libro su questa
„ materia, e M. Varrone il quale con felicissima invenzione
„collocò nei suoi volumi non solo i nomi di settecento uo¬„mini -
illustri, ma ben anche in certo modo le immagini; e
„non contento di averne ritratte le figure, e fatto si che il
„tempo non potesse valere contro gli uomini, in forza di
„questa invenzione invida anche degli Dei, non solo vi ac¬„ -
cordò l’ immortalità, ma ne spedi in ogni paese, affinché
„ fossero presenti dovunque ". Quest' arte però è affatto ignota, -
a meno che non si supponga che avesse fatto uso di
tavole incise, ovvero che fosse stato il primo a ritrarre gli
esemplari con la pressione per mezzo d' inchiostro liquido.
S'ignora altresi quali fossero le nove materie trattate da questo -
Varrone, non essendoci pervenuto alcuno de suoi scritti,
nemmeno quello sull' architettura. Soggiunge poscia Vitruvio, -
che i Romani non ebbero altri scrittori d' architettura,
benchè abbiano avuti sommi architetti, i quali avrebbero potuto -
anche scrivere con eleganza. A prova di che riferisce
la storia sulla costruzione del tempio di Giove Olimpico. Ciò
che narra Vitruvio però non si accorda molto con quello
che ne dice Meursio, cioè che la costruzione del nobilissimo
tempio, per causa dei gravi e spessi movimenti della repubblica, -
fu variamente ora continuata, ora interrotta, poichè
metteva stupore a chi volesse porvi mano per la grandiosità
del disegno; nulladimeno alla fine sullo spazio vastissimo,
su cui aveva gettato Pisistrato le fondamenta, l'Imperadore
Adriano volle che si ripigliasse cotanta impresa, e la condusse -
a termine, e la consacrò. Dallo Stratico.