Full text : Lib. VII (7)

PREFAZIONE
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chimede,  Ctesibio,  Ninfodoro,  Filone  Bizanteo,
Difilo,  Carida,  Poliido,  Firo,  Agesistrato.  Dai  löro -
  commentarj  adunque  io  raccolsi  in  un  corpo
tuttociò  che  considerai  utile  in  questi  argomenti;
tanto  più  che  ho  veduto  essere  stati  composti  molti -
  volumi  in  tale  materia  da  Greci,  e  pochissimi
affatto  dai  nostri.  Perchè  Fussizio  fu  il  primo  a
dare  alla  luce  un  libro  meraviglioso  su  queste  couno, -
  essendosi  cangiata  la  voce  latina  unum  nell'  altra  mirum,
come  si  rileva  da  alcuni  codici.  —  Terenzto  Varo  scrisse  nove -
  trattati,  fra  i  quali  uno  riguarda  l'architettura;  di  questo -
  autore  Plinio  nel  lib.  XXXV.  cap.  2.  parla  cosi:  „Quan¬„to -
  ardesse  d’  amore  per  le  immagini,  possono  far  fede  e
„quell'  Attico  di  Cicerone  che  pubblicò  un  libro  su  questa
„  materia,  e  M.  Varrone  il  quale  con  felicissima  invenzione
„collocò  nei  suoi  volumi  non  solo  i  nomi  di  settecento  uo¬„mini -
  illustri,  ma  ben  anche  in  certo  modo  le  immagini;  e
„non  contento  di  averne  ritratte  le  figure,  e  fatto  si  che  il
„tempo  non  potesse  valere  contro  gli  uomini,  in  forza  di
„questa  invenzione  invida  anche  degli  Dei,  non  solo  vi  ac¬„ -
  cordò  l’  immortalità,  ma  ne  spedi  in  ogni  paese,  affinché
„  fossero  presenti  dovunque  ".  Quest'  arte  però  è  affatto  ignota, -
  a  meno  che  non  si  supponga  che  avesse  fatto  uso  di
tavole  incise,  ovvero  che  fosse  stato  il  primo  a  ritrarre  gli
esemplari  con  la  pressione  per  mezzo  d'  inchiostro  liquido.
S'ignora  altresi  quali  fossero  le  nove  materie  trattate  da  questo -
  Varrone,  non  essendoci  pervenuto  alcuno  de  suoi  scritti,
nemmeno  quello  sull'  architettura.  Soggiunge  poscia  Vitruvio, -
  che  i  Romani  non  ebbero  altri  scrittori  d'  architettura,
benchè  abbiano  avuti  sommi  architetti,  i  quali  avrebbero  potuto -
  anche  scrivere  con  eleganza.  A  prova  di  che  riferisce
la  storia  sulla  costruzione  del  tempio  di  Giove  Olimpico.  Ciò
che  narra  Vitruvio  però  non  si  accorda  molto  con  quello
che  ne  dice  Meursio,  cioè  che  la  costruzione  del  nobilissimo
tempio,  per  causa  dei  gravi  e  spessi  movimenti  della  repubblica, -
  fu  variamente  ora  continuata,  ora  interrotta,  poichè
metteva  stupore  a  chi  volesse  porvi  mano  per  la  grandiosità
del  disegno;  nulladimeno  alla  fine  sullo  spazio  vastissimo,
su  cui  aveva  gettato  Pisistrato  le  fondamenta,  l'Imperadore
Adriano  volle  che  si  ripigliasse  cotanta  impresa,  e  la  condusse -
  a  termine,  e  la  consacrò.  Dallo  Stratico.
            
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