Volltext : Lib. VII (7)

PREFAZIONE
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bero  il  sommo  e  massimo  dono  dalla  fortuna  d'essere -
  reputati  per  l'arte  loro  da  tutta  la  posterita
za,  quando  vi  lavorarono  a  gara  e  Timoteo,  e  Leocare,  e
Briasse,  e  Scopa,  ch'erano  i  più  celebri  artisti  dei  bei  tempt
della  Grecia,  e  quando  si  annoverava  fra  le  sette  meraviglie.
Plinio  si  diffonde  più  che  Vitruvio  sulla  descrizione  di  questo -
  monumento.  Esso  dice  che  i  due  lati  a  settentrione  ed  a
mezzogiorno  erano  di  sessantatrè  piedi  per  ciascheduno,  e
che  il  perimetro  intero  giungeva  a  quattrocento  undici  piedi. -
  Il  porticato  che  il  circondava  alzavasi  per  venticinque
cubiti,  e  constava  di  trentasei  colonne  ;  le  scolture  del  lato
orientale  erano  di  Scopa,  quelle  del  settentrionale  di  Briasse, -
  a  mezzogiorno  aveva  lavorato  Timoteo,  e  ad  occidente
Leocare.  Sopra  il  colonnato  si  eresse  un  tronco  di  piramide
di  altezza  eguale  a  quella  dell'  inferiore  con  ventiquattro
gradini,  sul  quale  si  collocò  una  quadriga  di  marmo,  opera
di  Pizio.  L'  altezza  totale  giunse  a  centoquaranta  piedi.  Il
Canina  parla  di  questo  monumento  come  segue.  Non  si  ebbe -
  ancora  indicazione  certa  sulla  vera  struttura  di  quest  opera; -
  essendo  di  mattoni  rivestiti  solo  al  di  fuori  di  marnio
proconessio,  sarà  stata  distrutta  quando  non  si  apprezzava
la  finitezza  del  lavoro.  Molti  eruditi,  dietro  le  parole  di  Plinio, -
  ne  immaginarono  l'intiera  struttura,  ma  variamente  nello -
  stabilire  le  misure  delle  sue  parti.  Devesi  però  fare  questa -
  determinazione  dietro  i  seguenti  riflessi.  Ritenere  l'altezza -
  dei  centoquaranta  piedi  indicata  da  Plinio,  e  non  ridurla
a  soli  cento,  come  fêce  taluno,  giudicandola  eccessiva;  considerare -
  che  la  elevatezza  del  colonnato  di  venticinque  cubiti, -
  ossia  trentasette  piedi  e  mezzo,  non  indica  la  sua  altezza, -
  ma  bensi  che  di  tanto  era  sollevato  da  terra,  la  qual  cosa -
  si  desume  dalle  parole  stesse  di  Plinio;  supporre  che  1
gradi  componenti  il  tronco  di  piramide  inferiore  sieno  stati
eguali  di  numero  a  quelli  del  superiore,  benchè  venissero  ad
avere  la  incomoda  altezza  di  circa  un  cubito,  dovendosi  in
quell'  edifizio  badare  più  alla  bellezza  che  alla  comodità,  cio
che  si  osserva  con  poca  diversità  anche  nelle  gradinate  di
alcuni  tempi  greci;  osservare  che  le  misure  indicate  da  Plinio -
  per  la  lunghezza  e  la  larghezza  del  monumento  devono
riferirsi  al  perimetro  del  colonnato  sopra  i  gradi,  e  non  all'inferiore, -
  come  suppose  il  Choisseul,  perchè  allora  l'edifizio -
  non  sarebbe  stato  di  quell'  ampiezza  tanto  decantata;  essere -
  i  lati  maggiori  di  piedi  centoquarantadue  e  mezzo  per
ciascuno,  quando  i  minori  ne  contavano  sessantatré,  ed  il
perimetro  totale  quattrocento  undici;  doversi  dietro  queste
dimensioni,  che  sono  le  più  probabili,  collocare  sei  colonne
            
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