Volltext : Lib. VII (7)

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GIUNTA  IV.
stessa  maniera  gli  antichi,  come  abbiam  detto,  colle  terre  e
coi  fiori,  e  con  certi  vermicelli  o  pesciolini  (1),  faceano  una
porpora  molto  elegante,  ma  questa  porpora  non  era  che  una -
  rassomiglianza  della  vera.  Che  poi  la  porporä  fosse  un
colore  di  grande  dispendio  non  v'  hae  chi  'l  contrasti.  Ma
quando  si  provi,  che  l'arte  presentava  quell'  effetto  di  meravigliosa -
  bellezza  che  ora  ci  manca,  noi,  cui  tanto  dee  stare -
  a  cuore  l'  incremento  delle  arti  per  l'utilità  del  commercio -
  delle  nazioni,  non  dobbiamo  perderci  di  coraggio;  bensi
tentare  efficacemente  di  riacquistare  il  perduto.
Stabilito  il  carattere  del  colore  purpureo,  resta  poi  da
farsi  un'  altra  difficilissima  investigazione,  ed  è  quella  del
modo  di  conseguirlo.  Quanto  alla  pesca  delle  conchiglie  dagli -
  antichi  autori  si  possono  chiaramente  conoscere  gli  artifizi
posti  in  pratica  all'età  loro,  e  le  moderne  cognizioni  debbono
agglungervi  una  facilità  maggiore  di  esecuzione.  Aristotile,  dopo -
  d'aver  partitamente  insegnate  le  varie  qualità  delle  porpore, -
  indica  la  stagione,  e  descrive  gli  stromenti  e  le  maniere
atte  à  pigliarle  (2).  Polluce  quanto  favoloso  nella  storia  del¬T -
  origine  della  porpora  è  altrettanto  giusto  nell'  additarne  la
pesca.  Plinio  dà  anch'  esso  i  suoi  insegnamenti,  che  non  sono -
  altro  che  quei  d'  Aristotile.  Ma  nè  Aristotile,  né  Polluce,
ne  Plinio,  nè  Vitruvio  stesso  nell'esposizione  dell'  apparecchio -
  de  colori  non  ci  lasciarono  che  la  descrizione  del  meccanismo -
  dell'  opera:  tuttocio  che  l'arte  avea  di  proprio  e  di
recondito  non  fu  da  questi  nè  da  altri  autori  mandato  alla
memoria  de'  posteri.
Pensando  però  seriamente  a  questo  soggetto  ci  parve,
che,  siccôme  l'uso  di  quest’arte  ha  durato  molto  a  lungo  anco -
  ne  tempi  della  barbarie,  non  fosse  inutile  il  rieercare  fra
le  memorie  di  quei  durissimi  ed  oscurissimi  secoli,  se  pur  alcun -
  benemerito  mortale  avesse  lasciata  scritta  qualché  rivelazione -
  del  suo  segreto.  Il  libro  di  Teofilo  monaco  (3)  dà  invero -
  non  poco  lume  sull'  arte  del  colorire;  ma  il  colore  pur¬(1) -
  Il  Servio  parla  d’  un  pesce,  che  i  Fenici  chiamavano  Sar,  il  sangue -
  del  quale  era  utilissimo  alla  tintura  in  porpora.  Le  sanguisughe  non
possono  esserlo  forse  egualmente?
(2,  Si  consulti  sempre  l'edizione  di  Lipsia,  da  noi  sopra  citata,  la
plu  preziosa  di  tutte  per  la  perfezione  del  testo.
(9)  Intorno  a  quest  opcra  vedi  la  nostra  Giunta  III.
            
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