GIUNTA IV.
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so e l' uve e i cigni, e fin anco la neve. Onde Guglielmo Filandro, -
che avea posto mente a tale attributo dato dagli
scrittori agli oggetti che le apparenze del colore presentavano -
fra lor si diverse, dedusse che bello e purpureo fossero
due voci di un solo e medesimo significato (1).
Ma se troppo vaghe sembrassero tali indicazioni, perché
desunte non dalle opere dei diligenti osservatori della natura, -
ma da quelle delle vivaci e libere fantasie dei poeti, noi
possiamo trovare negli scritti stessi degli antichi filosofi la
prova delle nostre ragioni.
In un antico libro, attribuito da chi ad Aristotile, da chi
a Teofrasto, ma certamente dell' età e della scuola dello Stagirita -
(2), ci venne fatto di ravvisare lume bastante per non
tornare indietro nella incominciata ricerca. Lo scopo di questo -
fisico trattato è appunto l' esame della natura e dell effetto -
variabile dei colori, e fra i diversi articoli in esso contenuti -
havvi pur quello dei colori purpurei. Or prima di
spingere più innanzi il nostro ragionamento esponiamo la
versione italiana del brano trascritto da cosi autorevole documento. -
Ecco dunque come, dopo d' aver parlato de¬(») -
Vedi le sue note al già citato cap. di Vitruvio.
(2) Questo libro fu fatto conoscere alla nostra letteratura da Simone -
Porzio o Porta, celebre filosofo del secolo XVI., il quale pubblicò la
versione latina col testo greco coi tipi del Torrentino in Firenze nel
1548. in-8. Il trattato è diviso in sei capitoli. Nella prefazione dichiara -
il Porzio, che dopo d' aver letto e riletto il greco libro gli parve
contener ciò che alcuno de' filosofi non osò tentare, e perciò giudicando -
far cosa grata agli studiosi della filosofia e delle lettere, cui
piaceva questo argomento, si sforzò d'illustrarlo co'suoi comenti. Per
altro, benchè affermi Plutarco, aver composti Aristotile due volumi intorno -
ai colori, -egli si astiene dal contraddire a quelli che non vogliono che
Aristotile sia di questo l'autore, tanto più che la frase sente piuttosto il
far di Teofrasto. Tuttavia l' ordine è affatto aristotelico, e la maestà, la
gravità, la brevità e lo stile lo stabiliscono opera di quel tempo. Una seconda -
edizione se ne fece in Parigi dal Vascosano nel 1549. col titolo
Aristotelis seu Theophrasti de coloribus a Simone Portio latinitate donatus -
ecc. Il titolo della Fiorentina è solamente De coloribus libellus ecc.
Dell' ingegno e della dottrina di Simone Porzio, oltre a parecchi altri
scrittori, fanno amplissima testimonianza il Tiraboschi, che lo stabilisce
superiore a Pomponazzi per l’ erudizione della lingua greca e dell' amena
letteratura, e per la fama delle sue opere filosofiche (Stor. della Letterat.
Tom. VII. p. 343. ediz. Mod.), e il Buhle che usa pressochè le stesse
espressioni nella Storia della Filosofia moderna, Tom. V. ediz. Mil. p.455.