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GIUNTA III.
von soffre ceppi di sorte alcuna, e che dall' oppressione e
dalla miseria si videro sorgere uomini celéberrimi; ma quesli -
sono avvenimenti singolari; poichè esaminando i fatti vesliamo -
dovunque, e specialmente nella nostra Italia, che in
ogni tempo pullularono gl' ingegni in quei principati od in
quelle repubbliche, in cui la munificenza o lé ben ordinate
disposizioni sovvenivano ai loro bisogni, e che allorquando
mancò l'incoraggiamento vi succedette una muta indolenza, la
quale é compagna indivisibile dell' uomo per sua natura, se
non viene agitato da scosse possenti e superibri alle forze
private.
Ma tornando alle maniere di dipingere conosciute dagli
antichi, diremo, che non'ignoravano l'uso del latte, benché
lo si voglia uua scoperta moderna. La pittura ad olio pero
non pare che fosse da loro conosciuta; tuttavolta taluno la
considerò più recente che’non lo sia, poiché si vede nella
galleria di Vienna un quadro ad olio colla data del 1ogo, ed
un altro di Tommaso di Mutina Boemo del 1292. Nullaostante -
si ritiene come cosa incontrastabile che siasi diffusa
per l'Italia questa maniera, soltanto verso la fine del secolo -
XIV., allorché Giovanni Van-Eyck di Bruges ne confido
il segreto ad Antonio di Messina. Certo è che Teofilo Monaco, -
nel suo manoscritto al capitolo XVIII. parla della maniera -
di dipingere ad olio (1).
Dicesi dipingere a tempera quando i colori si stemprano
nell' acqua di côlla o di gomma; ed a guazzo quando i colori -
prima di stemperarli nell' acqua, carica più o meno di
gomma arabica, vengano ben macinati. Questa maniera, dice
(i) Come si disse superiormente, viveva nel secolo XII. Ecco le sue
» parole: » Si autem volueris ostia rubricare, tolle oleum lini, quod hoc
» modo compones: accipe semen lini, et exsicca illud in sartagine super
» ignem sine acqua, deinde mitte in mortarium et contunde illud pila
» donec tenuissimus pulvis fiat, rursumque mittens illud in sartaginem
» et infundens modicum aquae sic calefacies fortiter, postea involve il¬» -
lud in pannum novum et pone in pressatorium in quo solet oleum o¬» -
livae vel nucum vel papaveris exprimi, ut eodem modo etiam illud ex¬» -
primatur. Cum hoc oleo tere minium sive cenobrium super lapidem
» sine aqua-et cum pincello linies super ostia-vel tabulas quas rubrica¬» -
re volueris, et ad solem siccabis, deinde iterum linies et rursum sic¬» -
cabis ».